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I siciliani e la “Festa dei Morti” lunedì 2 novembre 2009

Posted by triskeles in Sicilia, Varie e Personali.
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In questo giorno particolare, nel quale la Chiesa ricorda tutti i fedeli defunti, lontano dalla mia terra, dai rituali che accompagnano questa giornata, ho riflettuto sul sentimento che la morte proietta sui siciliani.

Guardavo, qualche giorno fa, un film di Pedro Almodóvar che ambientava la prima scena in un cimitero spagnolo dove, donne, madri, vedove, orfane, con devota accortezza pulivano le tombe dei propri cari. La stessa cosa che accade nei cimiteri siciliani nei giorni precedenti la ricorrenza dei defunti. Come se ci si volesse prender cura di una persona non autosufficiente, pulendola per bene per prepararla a ricevere una visita. Ancora oggi, gli anziani sono lì, adempienti a questa visita che non è una cortesia ma un dovere, con la seggiola davanti ai colombai, alle tombe, un rispetto per i propri cari che hanno lasciato un vuoto nella propria esistenza. Un desiderio di comunità e continuità.

E’ un legame forte quello intercorrente tra i siciliani e la morte. Un legame che porta il Principe di Salina, nel Gattopardo, ad attendere “la giovane signora” con trepidazione, un arrivo che non sa quando si verificherà. Un’ansia che diviene amore per le stelle, con la loro luce e il loro ordine, vengono considerate come l’opposto della confusione della storia umana. E’ a Venere che Don Fabrizio si rivolge chiedendosi “Quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero nella propria regione di perenne certezza?” Un desiderio di ordine che diviene desiderio della morte, momento nel quale cessa ogni incognita. Una continua preparazione a morire, “quasi uno scontare la morte vivendo“. Don Fabrizio attende la signora delle certezze, il nipote lo rimprovera per questo “Tu, zione, corteggi la morte“, forse perchè incapace di coglierne il significato reale a causa della giovane età. Ecco dunque che nasce il desiderio di esorcizzarla, conoscendola. Familiarizzando con essa e con quella comunità di persone che hanno già intrapreso il cammino della morte. Anche per questo motivo, prima ancora della globalizzazione che ha portato anche a noi la festa di Halloween, in Sicilia, la notte tra il primo e il due novembre, i bambini “ricevono la visita” dei propri defunti che portano doni, dolcetti e i pupi di zucchero, paladini e principesse glassate che rinsaldavano memorie rinfrescando le anime dei familiari che s’erano già congedati dalla vita e dal mondo. Sono i morti a cibare i vivi, che la vita senza la morte manco ci sarebbe. Il giorno dei morti serve a render docili i bambini che, stringendo dolciumi e giocattoli, si recano felici a ringraziare nonni, bisnonni e avi vari ed eventuali, al cimitero. Quella che si celebra non rimane una mera ricorrenza ma viene trasfigurata in una festa da trascorrere in mezzo all’odore di crisantemi e della cera dei lumini devotamente accesi.

La morte non rimane dunque un traguardo o un limite invalicabile ma diviene un sonno che non ostacola i sentimenti. Una perpetuazione reciproca dell’amore nutrito e ricambiato durante la vita terrena. La morte e il sonno fanno parte del dna siciliano, si confondono tra loro e generano sogni che, altri non sono, che un cronico desiderio di immobilità. E’ sempre Don Fabrizio a dichiararlo a Chevalley, in una pagina memorabile de “Il Gattopardo”.

Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebberò venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perchè è morto”.

Lamentazione lunedì 5 ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Sicilia.
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Prima di scrivere di ciò che in questo momento mi sta più a cuore, consentitemi una piccola parentesi sulla manifestazione di sabato scorso in difesa della libertà di stampa. E’ stata una bella giornata fatta da bella gente. Come ha scritto Scalfari, non una folla ma un popolo. Non eravamo una massa indistinta di persone, convocate dal GrandeComunicatore in un palazzetto italiano con scenografie costose e di plastica. No! Siamo stati un popolo unito dal desiderio di libertà. La nostra presenza ha fatto da scenografia. Le nostre idee hanno riempito la piazza. Ho visto lì l’Italia migliore e l’ho amata. Non mi sono sentito solo. Sono stato un farabutto e un farsista e così deve aver pensato il direttore del Tg1 Minzolini che, nel suo editoriale andato in onda durante il tg delle 20.00, ha preso le distanze dai 300.000 manifestanti di Piazza del Popolo. Distruggendo l’ormai fragile idea di un tg istituzionale, ha schierato il giornale che dirige sulle stesse posizioni di Capezzone che aveva blaterato agli stessi microfoni pochi secondi prima. Due esempi di prostituzione intellettuale che fanno scuola. Proprio come gradisce l’Utilizzatore finale!

All’inizio della stessa manifestazione, è stato osservato un minuto di silenzio per la tragedia siciliana. Una strage annunciata se è vero che già due anni fa, la natura violentata, fece le prove generali per quel che è accaduto venerdi scorso. Una strage annunciata perchè non si è avuto alcun riguardo alla sicurezza degli abitanti. Una strage dalle dimensioni incalcolabili dal momento che la conta delle vittime va costantemente aggiornata. Una strage che si poteva evitare.

Le giornate successive alla tragedia ci hanno mostrato anche le iniquità della politica che ci governa. Un vero e proprio sciacallaggio che non ha avuto pietà alcuna delle vittime e di chi, ancora adesso, scava a mani nude nel fango per ritrovare i cadaveri dei propri cari. A Messina è stato subito inviato Bertolaso, quello che molti indicano come l’uomo della Provvidenza e ieri, dopo un sabato sera al cinema con Bossi e i suoi comari, è arrivato anche il premier Bellachioma. Promettono miracoli ma i loro miracoli non faranno resuscitare i morti, vittime di un  sistema che sottovaluta i rischi. La frase che riassume meglio di tutte le altre questo concetto l’ha pronunciata il ministro Matteoli. Sostiene che, poichè i fondi a disposizione non consentono di azzerare il rischio idrogeologico di molte zone d’Italia, tantovale costruire il Ponte sullo Stretto. Mi chiedo: non è forse demenza senile, questa?

Siamo al paradosso. Ancora una volta la mia Sicilia, la nostra Italia, si ritrovano a piangere delle vittime innocenti. Vittime di una natura che non perdona i soprusi che subisce. Una natura che può però essere domata (ma ciò non è accaduto). Una natura che è metafora di un potere politico che difende interessi particolari e piccoli e, per far ciò, è pronta a travolgere tutto ciò che la ostacola e offende. Si, questa è una lamentazione! Lamento di un popolo che negli ultimi cinquant’anni ha visto morire troppi figli. Lamento di un popolo che vive in una terra viva che, più di ogni altra terra, respira, si scuote, s’incazza. Basta ricordare la frana di Agrigento, il terremoto della valle del Belice, quello di Siracusa, quello che sterminò la popolazione messinese cent’anni fa, i continui sussulti dell’Etna e via dicendo. Questa è una terra viva e le coscienze siciliane non possono continuare a rimaner mute o morte. Stiamo vivendo una tragedia che ci tocca da vicino. Non sottovalutiamola come sta accadendo in tutta Italia. Non si tratta di una strage di serie B. Facciamoci sentire. Nonostante tutto il dolore che abbiamo dentro, dovremmo essere incazzati!

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Ho trovato commoventi le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, desidero riportarle qui perchè sono un invito alla solidarietà spirituale, quantomeno.

Carissimi Agrigentini, in questo momento di dolore per la tragedia che ha colpito i miei amici di Messina, busso ai vostri cuori perché la vostra preghiera e il vostro affetto li faccia sentire meno soli. Il mio cuore è pieno di tristezza. Le immagini televisive riportano nella mia stanza luoghi ora irriconoscibili, ma soprattutto i volti conosciuti, bagnati di lacrime e segnati dalla paura e dall’angoscia, di gente che ho incontrato e che il Signore ha affidato anche alle mie cure pastorali. Ripenso agli abitanti di Giampilieri quando la frana di due anni fa segnò la loro vita e li riempì di quella paura che ancora albergava nel loro cuori. Ora impotente li vedo crocifissi nel loro dolore. Sono fratelli che porto nel cuore, come porto voi. Voi siete ora la mia nuova famiglia, ma come vi ho detto quando sono arrivato ad Agrigento, loro, da quel giorno, sono i vostri nuovi fratelli che incontrate nel cuore del vostro Vescovo. La carità della preghiera è il modo più vero per mettersi accanto. Non fatela mancare. Ne hanno bisogno. Vi ringrazio e vi abbraccio.

Cronache di un’Italietta lunedì 28 settembre 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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la-mafia-uccideGli idioti non mancano mai e in questa piccola Italia, abbondano. La lezione dell’illustre senatore Marcello Dell’Utri, ha attecchito alla perfezione in questo Paese che non esita a ostentare la sua mediocrità. Qualche anno fa, il senatore, amico dell’Utilizzatore finale, definì il mafioso Vittorio Mangano (già stalliere presso la tenuta del Cavaliere ad Arcore), un “eroe”. Le cronache di questi ultimi giorni, ci riportano alcuni esempi di immaturità civica che più o meno direttamente, prendono spunto da un simile tentativo di revisione-rimozione della memoria e dell’impegno antimafia.

Il 9 settembre scorso, il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere la targa che dedicava la biblioteca civica a Peppino Impastato. Venerdi notte, alla vigilia di una manifestazione di protesta, lo sfregio operato da ignoti che hanno sradicato l’ulivo piantato quel 3 giugno del 2008 quando Ponteranica, decide di ricordare anche così il giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

A Napoli, oggi, un gruppo di lavoratori degli ex consorzi che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ha deciso di protestare esibendo uno striscione di dubbio gusto che inneggiava ai Casalesi.

Ad Agrigento, Gioacchino Sferrazza, imprenditore e patron della locale squadra di calcio, dedica la vittoria dell’Akragas al suo amico fraterno Nicola Ribisi. Peccato che questo amico sia un rampollo della criminalità organizzata, arrestato nella notte tra il 17 e il 18 settembre per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, l’uomo stava cercando di ricostituire la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro con il beneplacito del boss Bernardo Provenzano. Nel curriculum criminale di Ribisi, ha un peso determinante anche il suo “pedegree”. Uno zio, infatti, fu coinvolto negli omicidi dei giudici Saetta e Livatino e in quello del maresciallo Giuliano Guazzelli.

Non è la prima volta che da queste pagine, giunge un richiamo al rispetto della memoria contro ogni manipolazione della verità. Persone come Mangano o lo stesso Ribisi, non sono definibili come eroi nè meritano di ricevere dediche. Gli eroi sono coloro che hanno perso la vita o si impegnano nella lotta al sistema delle criminalità organizzate. L’Italia ha già il suo Pantheon e da li non verrà certo rimosso Peppino. Gesti e parole come quelli raccolti in questa galleria di idiozie, offendono un Paese che vuole emergere dalle paludi dell’illegalità e dimostrano come, i loro autori, siano indegni dei diritti conquistati con il sangue e il sudore dei veri Eroi.

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Avete firmato l’appello dei giuristi per la libertà di stampa? Siamo già a 410.000 firme. Manca la tua e puoi rimediare cliccando sul banner seguente.

 

Castelli (e illusioni) di sabbia mercoledì 29 luglio 2009

Posted by triskeles in Agrigento, Sicilia.
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La Guardia di Finanza di Agrigento, dopo mesi di indagini, ha provveduto al sequestro dell’ospedale San Giovanni di Dio. E’ stato disposto un tempo di trenta giorni per sgomberare l’intero stabile. Il motivo? E’ stato costruito con la sabbia. Diligenti costruttori si sono messi d’impegno a costruire un nosocomio fasullo, della stessa consistenza di uno di quei castelli che  “edificano” sulla riva con i propri bambini. Ci si chiede che si farà adesso ed è un quesito fondamentale se si considera che l’ospedale sequestrato è l’unico ospedale della città.

Quel che stupisce è però il silenzio assordante con il quale l’intera vicenda è stata accolta. Quasi che la coscienza civile degli agrigentini sia stata dichiarata clinicamente morta. Come se la notizia riguardasse solo i degenti attuali del nosocomio.

Da anni, Agrigento, occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita nelle città italiane. Direi che le occupa quasi orgogliosamente. Nessun sussulto d’orgoglio. Solo la felicità di ciò che di futile si possiede o la rassegnazione umiliante di vivere nella propria miseria. Cittadini che hanno ereditato dal passato glorioso (che ignorano totalmente) l’orgoglio che era giustificato 2400 anni fa. Convinti di vivere, sopravvivono e non si accorgono che il mondo e il loro atteggiamento li spingono verso la periferia del mondo moderno e avanzato. Illusioni che sono destinate a rovinare clamorosamente perchè le loro basi sono fragili, di sabbia! Come quel dannato ospedale, inaugurato cinque anni fa i cui lavori cominciarono 30 anni fa. Un ospedale relegato alla periferia perchè i modaioli, i viveur, non vedessero la sofferenza e la malattia. E’ un vizio di molti allontanare ciò che è reale perchè distruggerebbe l’illusione di una vita. Adesso quelle illusioni cominciano a cadere. La sabbia può coprire le vergogne ma non edificarle perchè, puoi giurarci, prima o poi verrà giù. Parafrasando Empedocle, che intorno al 410 a.C. aveva tutti i titoli per affermare una cosa simile, si può dire che gli agrigentini “vivono nel lusso come se dovessero morire l’indomani, mentre si costruiscono ospedali come se non dovessero averne mai bisogno”.

Note: 1) Sicuramente molti benpensanti si sentiranno offesi da un simile post. Molti hanno motivo di farlo ma è anche a causa loro se ci si ritrova in un simile degrado che è soprattutto culturale. Una prova di ciò la si può trovare nel numero di librerie (non scolastiche) che si possono trovare ad Agrigento. Paragonate poi questo numero ridicolo e irrisorio con il numero di negozi d’alta moda, con quello di attività di svago non proprio culturali, con qualsiasi altra attività banale e futile.

2) Consiglio di leggere un altro illuminante articolo di Pietro Fattori su InfoAgrigento.it

L’acqua è mia e la gestisco io! venerdì 10 luglio 2009

Posted by triskeles in Agrigento, Sicilia.
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Oggi voglio occuparmi della mia terra. E’ normale che Triskeles si interessi di Sicilia. La terra del Gattopardo dove tutto cambia affinchè tutto rimanga uguale. Voglio raccontare una storia. Qualche anno fa, in una città che, come Pirandello, chiameremo Montelusa, è nata una società, che chiameremo “L’acqua è mia e la gestisco io” con lo scopo di cavalcare l’innovazione legisltiva più idiota che la mia memoria posssa ricordare: la privatizzazione dell’acqua.

Cos’è L’acqua è mia e la gestisco io? E’ la società che gestisce l’approvvigionamento idrico di buona parte della provincia di Montelusa, terra martoriata da continue crisi idriche. Un ottimo luogo per riciclare piccoli baroni, politici di second’ordine (se non anche terz’ordine). Dentro L’acqua è mia e la gestisco io tutti trovano una scrivania, è necessario solo un’accordo tra signorotti al potere. Capitale sociale di questa strepitosa società, udite udite, 4.000€ (nessun’errore di battitua, solo quattromila euro!). Se, da privato cittadino, io desiderassi fare l’allaccio alla rete idrica, dovrei pagare 961€ per ogni metro di tubo, per portare l’acqua ai rubinetti di casa mia.

Eppure nessuno parla. Finora…

Uno sporco negro, Santo martedì 7 luglio 2009

Posted by triskeles in Agrigento, DIRITTI umani, Sicilia.
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Nelle prime due domeniche di luglio, Agrigento festeggia San Calogero. Un un santo eremita, con poteri taumaturgici che proveniva da Cartagine. Ancora oggi, lo si raffigura con una canagione scura a motivo della sua città d’origine.

Domenica scorsa, l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, durante l’omelia della prima  domenica della festa, ha puntato l’indice contro il colore della pelle del Santo. Nel suo intervento lucidissimo, il presule ha dichiarato che San Calogero è arrivato in Italia con un barcone, senza permesso di soggiorno e quindi ha commesso un reato.

Fortunatamente nell’epoca in cui visse San Calogero non c’era il “Pacchetto (in)sicurezza”. Se ci fosse stato, il suo barcone avrebbe fatto rotta magari verso la Spagna dove sarebbe stato ingaggiato sicuramente dal Real Madrid.

Chi volesse leggere il testo integrale dell’omelia, può trovarlo al link di seguito http://www.agrigentoflash.it/2009/07/06/larcivescovo-per-coerenza-con-le-leggi-di-oggi-dovreste-cacciare-calogero-dagli-altari/

Elezioni europee mercoledì 3 giugno 2009

Posted by triskeles in Elezioni, Sicilia.
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In tutta Europa è tempo di elezioni. Anche in Italia e dunque anche in Sicilia.

Ho visto i manifesti elettorali imbrattare (e imbruttire) le città e i paesi. I candidati sorridono dai loro manifesti sfoggiando slogan improbabili. Poco credibili, politicamente inesatti e grammaticalmente errati. I soliti dinosauri professionisti della politica che si riciclano in Europa per misurare la propria forza elettorale e intimidatrice, per guadagnarsi un’altra retribuzione dorata e una pensione già maturata in giovane età.

Ho visto giovani che rinunciano ai propri sogni o che li declinano nella logica clientelare. Li ho visti rinunciare alle loro idee e alla propria intelligenza per elemosinare alla corte di signorotti locali un impiego che possa loro garantire una vita dignitosa. Questi feudatari si nutrono di queste speranze. Come vampiri attingono ai sogni della gente e si cibano del loro sangue. E’ questo il tempo della metamorfosi, il tempo in cui i signorotti si mostrano accanto alla gente, si fingono interessati ai problemi della collettività e disinteressati ai propri. Paradossalmente è anche il tempo dell’inversione dell’ordine delle cose. La politica che è lo strumento più alto del servizio agli altri diventa uno strumento per l’autocelebrazione e per l’affermazione della propria persona. Al termine di questa tornata elettorale, costoro avranno già misurato la propria forza. La faranno valere per poter ricattare (politicamente, si intende!) altri signorotti e avranno marcato il proprio territorio. Come cani, pisciando sui bisogni della colletività, avranno delimitato il proprio territorio nell’attesa di nuove elezioni che consentiranno loro di ampliare il feudo.

Capaci, 23 maggio 1992 sabato 23 maggio 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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Ci sono momenti particolari che entrano a far parte del patrimonio di una Nazione e della sua coscienza. Contemporaneamente, purtroppo, alcuni uomini (e donne) entrano nel Pantheon degli eroi con il loro martirio.

Quel giorno di 17 anni fa ero solo un bambino. Nel 2009 sono un uomo siciliano che vuole ricordare quel pomeriggio e lo sdegno, suscitato da quell’ordigno infame, che riecheggiò più forte del fragore che pose fine alla vita di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. Ogni siciliano ricorda, ancora oggi, quel che stava facendo nel momento in cui si apprese la notizia della strage di Capaci. Il sacrificio di questi servitori dello Stato, però, ci chiama ad uscire da questa condizione di memoria solitaria per approdare a una memoria condivisa, vero punto di partenza per un progetto di legalità diffusa da proporre anche a coloro che quel 23 maggio non lo ricordano o non lo vissero.

Perchè diciassette anni sono troppi per poter essere considerati cronaca e pochi per poter entrare nei libri di storia.

Perchè assistiamo quotidianamente allo svilimento delle Istituzioni e all’offesa della Magistratura da parte di chi crede di poter revisionare la storia, innalzando sui propri altari di meschinità, personaggi che, della miseria e dell’infamia ne fecero vessillo.

Perchè esiste una Sicilia che è libera e vuole continuare a camminare senza chinare il capo, gridando a voce alta che la mafia è una montagna di merda.

Energie “pulite” martedì 17 febbraio 2009

Posted by triskeles in Ambiente, Antimafia, Sicilia.
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La mafia è verde! La criminalità organizzata ha messo le mani anche sul business dell’energia pulita. Ce lo rivela una inchiesta che, questa mattina, ha portato in manette, otto tra imprenditori e politici di basso rango, legati chi più, chi meno, al boss Matteo Messina Denaro.

Le fonti rinnovabili di energia, sono un terreno fertile per la criminalità, attirata, come le api dai fiori, dagli incentivi economici e dalla mancanza di corrette procedure di individuazione dei territori e di assegnazione dei finanziamenti.

Chi si aspettava questa apertura al moderno di una organizzazione molto tradizionalista come Cosa Nostra? A dire il vero non era difficilissimo immaginarlo! Sicuramente, quello di questa mattina, non sarà l’ultimo caso simile. Negli ultimi anni, la Sicilia ha subito l’invasione delle “pale” eoliche. E’ tristemente impossibile immaginare che sia energia “pulita” (anche legalmente) al 100%.

Il sud che vince mercoledì 19 novembre 2008

Posted by triskeles in Agrigento, Ambiente, Sicilia.
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veniceSymposiumSi sta tenendo, in questi giorni, a Venezia, il Venice Symposium, un incontro tra imprese operanti nel settore dell’energia a biomasse e rifiuti.

Tra le imprese partecipanti, vi è quella dell’agrigentino Giuseppe Catanzaro. L’imprenditore siciliano sta presentando agli 80 paesi partecipanti, il progetto elaborato dai suoi ricercatori su una discarica che non inquina. A Venezia vengono illustrati anche gli studi scientifici e le analisi dimostranti la sicurezza dell’impianto che è stato messo a punto nel sito di Siculiana (AG).

Tante le manifestazioni di interesse, dalle regioni di Veneto e Toscana ai contatti con Ucraina, Romania e la regione russa del Volga. Purtroppo la cronaca ci dice che lo stesso Catanzaro, è stato oggetto di pesanti intimidazioni di stampo mafioso, negli ultimi giorni.

E’ necessario credere nelle forze operanti nel sud Italia, sostenerle economicamente e non isolarle socialmente. Anche nel meridione c’è un paese che è vivo nonostante le oggettive difficoltà. Suggerisco a Berlusconi, su suggerimento di Ivanzo, di studiare per bene questo progetto. Magari prima che la sua irresponsabilità continui ad avvelenare la Campania.