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Odore di santità e fetore di mafia mercoledì 11 novembre 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Italia.
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I mafiosi sono scomunicati anche senza una esplicita condanna della Chiesa. E’ questo il succo delle parole di Monsignor Mariano Crociata, segretario generale della CEI. “Nei confronti dei mafiosi e degli appartenenti alla criminalità organizzata non c’è bisogno di comminare esplicite scomuniche perché chi vive in queste realtà e fa parte di queste organizzazioni già automaticamente è fuori dalla comunione e dalla Chiesa, anche se si ammanta di religiosità“.

Era proprio ciò di cui avevamo bisogno! Che la Chiesa ribadisse, per mezzo di un suo autorevole rappresentante, una verità ovvia ma taciuta. Era stato il cardinale Pappalardo prima, e Giovanni Paolo II dopo, a denunciare i mafiosi al cospetto di Dio. Ciò che ci si chiede oggi è cosa ne pensi l’Istituzione-Chiesa di chi candida alla guida di una regione come la Campania, sventrata dalle logiche camorristiche, un personaggio in forte fetore di mafia.

Quello stesso fetore che sentirono (e contro il quale si ribellarono) don Diana e padre Puglisi, non certo giganti della dottrina politica di Santamadrechiesa ma esempi mirabili di un vivere cristiano che non scende a compromessi con il diavolo. Un fetore che ormai avvolge le istituzioni repubblicane divenute fabbriche di alibi per chi le popola. Istituzioni dove si confezionano impunità (e immunità) su misura, oltre ogni decenza!

Anche qui, però, Santamadrechiesa, ha da dire la sua. Sempre Mariano Crociata, ieri, ha affermato che è necessario “abbassare i toni delle polemiche e degli scontri“. Non vorremmo certo disturbare il legislatore che dorme! In fondo lo sappiamo noi ma anche Dino Boffo, cosa succede a chi esprime un parere legittimo e libero.

Vuole dunque dirci, Vostra Grazia, quale è il comportamento corretto che deve assumere un cristiano indignato?

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Cronache di un’Italietta lunedì 28 settembre 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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la-mafia-uccideGli idioti non mancano mai e in questa piccola Italia, abbondano. La lezione dell’illustre senatore Marcello Dell’Utri, ha attecchito alla perfezione in questo Paese che non esita a ostentare la sua mediocrità. Qualche anno fa, il senatore, amico dell’Utilizzatore finale, definì il mafioso Vittorio Mangano (già stalliere presso la tenuta del Cavaliere ad Arcore), un “eroe”. Le cronache di questi ultimi giorni, ci riportano alcuni esempi di immaturità civica che più o meno direttamente, prendono spunto da un simile tentativo di revisione-rimozione della memoria e dell’impegno antimafia.

Il 9 settembre scorso, il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere la targa che dedicava la biblioteca civica a Peppino Impastato. Venerdi notte, alla vigilia di una manifestazione di protesta, lo sfregio operato da ignoti che hanno sradicato l’ulivo piantato quel 3 giugno del 2008 quando Ponteranica, decide di ricordare anche così il giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

A Napoli, oggi, un gruppo di lavoratori degli ex consorzi che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ha deciso di protestare esibendo uno striscione di dubbio gusto che inneggiava ai Casalesi.

Ad Agrigento, Gioacchino Sferrazza, imprenditore e patron della locale squadra di calcio, dedica la vittoria dell’Akragas al suo amico fraterno Nicola Ribisi. Peccato che questo amico sia un rampollo della criminalità organizzata, arrestato nella notte tra il 17 e il 18 settembre per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, l’uomo stava cercando di ricostituire la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro con il beneplacito del boss Bernardo Provenzano. Nel curriculum criminale di Ribisi, ha un peso determinante anche il suo “pedegree”. Uno zio, infatti, fu coinvolto negli omicidi dei giudici Saetta e Livatino e in quello del maresciallo Giuliano Guazzelli.

Non è la prima volta che da queste pagine, giunge un richiamo al rispetto della memoria contro ogni manipolazione della verità. Persone come Mangano o lo stesso Ribisi, non sono definibili come eroi nè meritano di ricevere dediche. Gli eroi sono coloro che hanno perso la vita o si impegnano nella lotta al sistema delle criminalità organizzate. L’Italia ha già il suo Pantheon e da li non verrà certo rimosso Peppino. Gesti e parole come quelli raccolti in questa galleria di idiozie, offendono un Paese che vuole emergere dalle paludi dell’illegalità e dimostrano come, i loro autori, siano indegni dei diritti conquistati con il sangue e il sudore dei veri Eroi.

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Avete firmato l’appello dei giuristi per la libertà di stampa? Siamo già a 410.000 firme. Manca la tua e puoi rimediare cliccando sul banner seguente.

 

Capaci, 23 maggio 1992 sabato 23 maggio 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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Ci sono momenti particolari che entrano a far parte del patrimonio di una Nazione e della sua coscienza. Contemporaneamente, purtroppo, alcuni uomini (e donne) entrano nel Pantheon degli eroi con il loro martirio.

Quel giorno di 17 anni fa ero solo un bambino. Nel 2009 sono un uomo siciliano che vuole ricordare quel pomeriggio e lo sdegno, suscitato da quell’ordigno infame, che riecheggiò più forte del fragore che pose fine alla vita di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. Ogni siciliano ricorda, ancora oggi, quel che stava facendo nel momento in cui si apprese la notizia della strage di Capaci. Il sacrificio di questi servitori dello Stato, però, ci chiama ad uscire da questa condizione di memoria solitaria per approdare a una memoria condivisa, vero punto di partenza per un progetto di legalità diffusa da proporre anche a coloro che quel 23 maggio non lo ricordano o non lo vissero.

Perchè diciassette anni sono troppi per poter essere considerati cronaca e pochi per poter entrare nei libri di storia.

Perchè assistiamo quotidianamente allo svilimento delle Istituzioni e all’offesa della Magistratura da parte di chi crede di poter revisionare la storia, innalzando sui propri altari di meschinità, personaggi che, della miseria e dell’infamia ne fecero vessillo.

Perchè esiste una Sicilia che è libera e vuole continuare a camminare senza chinare il capo, gridando a voce alta che la mafia è una montagna di merda.

Portella della Ginestra sabato 2 maggio 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria.
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Ieri ricorreva l’anniversario della morte di più di undici persone.
Le circostanze che condussero a questa fine dei semplici contadini, sono avvolte nel mistero.
Una sola cosa non lascia dubbio. Quella mattina, a Portella della Ginestra, undici persone perirono.
Il piombo sparato dai mitra non è un mistero. E neppure i tentativi di insabbiamento, rimasero troppo segreti.

Quei contadini stavano solo festeggiando il primo maggio e avevano due buoni motivi per farlo. Dopo la caduta del fascismo si tornava a festeggiare una festa che il regime aveva soppresso e le elezioni regionali di pochi giorni prima, avevano visto il trionfo del Blocco del Popolo.
Ma quei contadini erano li anche per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte. Una giornata di festa da trascorrere con la famiglia, rivendicando una terra da lavorare, sulla quale poter vivere dignitosamente, lontani dalle anacronistiche pretese di baroni latifondisti.
In loro si annidava il “pericolo dell’avanzata socialista in Italia”.
Per questo dovevano morire.

Meglio ricoprire la terra col rosso del sangue innocente che con l’incubo del socialismo.
Anche grazie a questa strage, siamo rimasti un paese democratico. Con una Costituzione sana e rispettata, lontana dagli assalti di predoni della democrazia e scortata da uomini d’onore con la coppola sulla testa.
Una democrazia che si è consolidata mescolando sangue e sabbia.

19 marzo giovedì 19 marzo 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria.
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Quindici anni fa, nella terra che oggi chiamiamo Gomorra, ma che allora era solo Casal di Principe, viveva un Sacerdote. Un uomo di Chiesa. Un Uomo. Il suo nome era don Giuseppe Diana.

Tutta Italia, adesso, conosce “Gomorra” e ha acquisito una consapevolezza di ciò che succede in quella terra. Quindici anni fa, non era così. Questo Prete coraggioso dovette scrivere un documento dal titolo “Per amore del mio popolo non tacerò” per far si che le autorità sentissero il grido di una terra dilaniata dalla barbarie criminale di “uomini grandi ma come coriandoli“.

Alle 7.30 del 19 marzo del 1994, il mattino del suo onomastico, prima che celebrasse la Messa, questi omuncoli, armarono le loro mani, puntarono le loro pistole contro la sua faccia e, con cinque colpi, posero fine alla vita di don Peppino.

Non fermarono l’agonia che li tormenta e li fa illudere di essere uomini. Non fermarono neppure il germe della vita, dell’amore, della speranza e della legalità che sono scaturiti dall’esempio di don Peppino.Oggi siamo testimoni di questo. E’ un compito al quale deve richiamarci la nostra cosienza civile affinchè la vita terrena di tanti altri “don Peppino” non finisca come la sua. Perchè nella terra dei coraggiosi non esistano eroi.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro la mafia venerdì 6 marzo 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Resistenza.
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La giornata del 21 marzo, primo giorno di primavera, è il momento che Libera dedica alla memoria di tutti coloro che hanno dato la vita nel nostro Paese per contrastare le mafie. E’ questa l’occasione nella quale Libera rilancia ogni anno un impegno che non deve venire mai meno. In continuità con le altre edizioni il 21 marzo 2009 ribadisce con forza la voglia di tanti di essere contro tutte le mafie, contro la corruzione politica e gli intrecci clientelari che alimentano gli affari delle organizzazioni criminali e l’illegalità, e di voler continuare a costruire percorsi di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia, solidarietà.

Energie “pulite” martedì 17 febbraio 2009

Posted by triskeles in Ambiente, Antimafia, Sicilia.
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La mafia è verde! La criminalità organizzata ha messo le mani anche sul business dell’energia pulita. Ce lo rivela una inchiesta che, questa mattina, ha portato in manette, otto tra imprenditori e politici di basso rango, legati chi più, chi meno, al boss Matteo Messina Denaro.

Le fonti rinnovabili di energia, sono un terreno fertile per la criminalità, attirata, come le api dai fiori, dagli incentivi economici e dalla mancanza di corrette procedure di individuazione dei territori e di assegnazione dei finanziamenti.

Chi si aspettava questa apertura al moderno di una organizzazione molto tradizionalista come Cosa Nostra? A dire il vero non era difficilissimo immaginarlo! Sicuramente, quello di questa mattina, non sarà l’ultimo caso simile. Negli ultimi anni, la Sicilia ha subito l’invasione delle “pale” eoliche. E’ tristemente impossibile immaginare che sia energia “pulita” (anche legalmente) al 100%.

Forse è il caso di urlare! giovedì 16 ottobre 2008

Posted by triskeles in Antimafia, Italia.
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Credo sia il caso di urlare, di far uscire la propria rabbia e la propria indignazione. E’ vergognoso sapere della vita che conduce Roberto Saviano e il rischio che corre quotidianamente. E’ umiliante, per chiunque abbia a cuore i valori dello Stato di diritto e della legalità, sentire le parole pronunciate da alcuni idiotini davanti a una scuola di Casal di Principe. E’ il caso di dirlo chiaramente che la merda nella quale affogano e che gli offusca la vista è il loro habitat naturale. Sono sicuro che laggiù ci sia gente che non si infastidisce per i posti di blocco e per l’esercito tuttavia, è il caso che diate uno sguardo al video al link di seguito. Dura poco più di tre minuti. L’indignazione che proverete avrà una durata maggiore. Purtroppo ve lo garantisco!

http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-fatti-i-fatti-tuoi/25227?video

Siamo con Roberto martedì 14 ottobre 2008

Posted by triskeles in Antimafia, Italia.
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Secondo le rivelazioni di un pentito, la camorra ha stabilito un termine temporale entro il quale Roberto Saviano e i carabinieri della sua scorta dovranno esser uccisi. Il termine in questione è la fine di dicembre 2008. Cari camorristi, ormai è tardi! Il mondo intero conosce la merda sociale che producete nella quale vi riproducete. Dovrete uccidere tutte quelle persone che hanno letto il libro di Roberto, persone che hanno ancora una coscienza sociale e sono capaci di indignarsi. Non è uccidendo Roberto che tornerete alla vostra “normalità”. Ormai è tardi.

Lettera a Gomorra martedì 23 settembre 2008

Posted by triskeles in Antimafia, DIRITTI umani, Italia, Uncategorized.
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Ieri era il compleanno di Roberto Saviano. L’ha trascorso da solo, chiuso nella rete di protezione che altri hanno dovuto costruirgli intorno a causa delle minacce della Camorra. Solo e senza i suoi amici, i suoi parenti, ha voluto che il giorno del suo compleanno fosse impreziosito da un regalo. Ma è stato lui a fare un regalo a noi. Per chi non avesse comprato Repubblica di ieri, consiglio di visitare il link di seguito e leggere la sua “Lettera a Gomorra”. http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caserta-sparatoria/saviano-omerta/saviano-omerta.html

A dire il vero non è un regalo nel vero senso della parola. Mette tutti davanti alle proprie responsabilità. Tutti quelli che desiderano vivere la loro vita tranquilla senza occuparsi di ciò che accade fuori. Tutti quelli che navigano con tranquillità nella melma omertosa e indifferente. Lancia una provocazione quando afferma che gli immigrati, che la settimana scorsa, hanno inscenato la guerriglia urbana di cui abbiamo letto sui giornali, chiedono una civile normalità. Non noi, razza italica (nel senso etnicamente ariano tanto di moda presso i leghisti) ma gli immigrati, coloro che meno di tutti godono dei diritti di cittadinanza univeralmente riconosciuti. Se Roberto ha trascorso il suo compleanno in solitudine, intento a prepararci questo regalo, è colpa nostra. Noi che ci volgiamo dall’altra parte. Noi che minimizziamo le stragi che stanno compiendo i Casalesi. Davvero vogliamo rassegnarci a questa realtà, a questa Italia?

Auguri Roberto.