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La stagione delle stragi martedì 1 giugno 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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strage

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare delle stragi di mafia che insanguinarono l’Italia in quel maledetto biennio 1992-1993. Capaci, via D’Amelio, Firenze, Roma, Milano. Bombe che generarono macerie che hanno lasciato il posto a lapidi che ricordano dove è morto lo Stato e, con esso, alcuni dei suoi migliori servitori oltre che innocenti.

Veltroni, Grasso e Ciampi hanno parlato, ultimamente di stragi dell’anti-stato che vive dentro lo Stato democratico e che avrebbero spianato la strada a un nuovo ordine. Non è la prima volta che se ne parla ma, a quasi vent’anni di distanza, non siamo venuti a conoscenza della sola cosa importante: la verità.

Chi armò la mano di Cosa Nostra? Chi aveva interesse (oltre a Cosa Nostra) a veder morti Falcone e Borsellino? A chi giovava l’uso delle bombe?

Negli anni precedenti si è data una risposta a questi interrogativi. La Mafia siciliana aveva enormi interessi da tutelare e feroci vendette da portare a compimento. Si disse che le bombe servivano a dissuadere l’approvazione del terribile (per loro) 41 bis, il regime di carcere duro. Si disse che la mafia volesse scendere a patti con lo Stato per evitare questa “disgrazia”. Si disse che fu Totò Riina, contadino rozzo e criminale spietato, la mente stragista che dirisse la stagione delle bombe. Tutto questo, oggi, non basta.

Non abbiamo strumenti o argomenti per dire se ciò andò realmente così. Certo ci fu un periodo di instabilità democratica. Tangentopoli aveva appena annientato la prima repubblica, corrotta fin nel midollo e i maggiori partiti politici. Con la caduta in disgrazia della Democrazia Cristiana, la mafia perse il suo referente politico. Ciò lasciò un grande vuoto che qualcuno doveva riempire magari presentandosi come colui che ristabilisse l’ordine democratico.

Proviamo a prender come vera, l’affermazione che fu Riina, l’ispiratore delle bombe del ’92-’93. Il suo arresto avvenne il 15 gennaio del 1993 e a succedergli, al vertice della cupola di Cosa Nostra, fu Bernardo Provenzano, killer spietato ma che desiderava una mafia “low profile” senza stragi e bombe. Immaginiamo che, dopo l’arresto di Riina furono costretti a riorganizzarsi e a dotarsi di un nuovo assetto. Intanto le bombe continuavano ad esplodere. Riina dal carcere dirigeva le operazioni o qualcun’altro, da fuori, era il vero regista? Come poteva Riina, conoscere San Giorgio al Velabro o via dei Georgofili?

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Commenti»

1. Antonio - martedì 1 giugno 2010

Non vorrei aggiungere confusione a quella che già se ne trova in abbondanza sulla strage di Capaci, ma io ho sempre pensato che il Brusca c’entra nella strage, come Oswald c’entra con l’uccisione di Kennedy. Brusca non è un ragazzo di 16 anni (inteso come alta velocità di calcolo e riflessi) che possa aver premuto il detonatore su un bersaglio che se si muoveva almeno a 130 Km orari, avrebbe avuto una velocità di oltre 36 metri al secondo; considerando anche plausibile che l’auto guidata da Giovanni Falcone potesse andare a 150 Km orari, in questo caso il bersaglio si sarebbe mosso alla velocità di 41,6 metri al secondo; ed infine se consideriamo i 500 Kg di esplosivo, si deduce che la distanza dal luogo dell’esplosione doveva essere almeno di 100 metri, se non di più da chi avesse dovuto premere il detonatore. E’ possibile per un tipo come Brusca tutto ciò? Per me Brusca sarebbe stato capace di uccidere Falcone con un fucile, un coltello, a mani nude, ma non premendo un pulsante, a quella distanza e con il bersaglio così veloce. Mentre invece, a livello militare, suppongo che ci siano degli aggeggi tipo fotoelettriche che azionino ordigni che possano centrare un bersaglio che si muova anche a 300 Km orari.
Quindi per me Brusca serviva solo per lasciare sul posto dei mozziconi di sigaretta fumate da lui per prendersi la responsabilità dell’attentato.
Antonio.


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