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Draquila lunedì 17 maggio 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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draquila

Non sono un critico cinematografico nè voglio farlo. Me ne mancano le fondamenta e non sono del mestiere. Ieri, però, sono stato al cinema a vedere il nuovo film della Guzzanti, “Draquila. L’Italia che trema”, che fa parte della selezione ufficiale del festival di Cannes.

Dicevo che non voglio fare alcuna recensione ma condividere dei sentimenti suscitati dal film in questione. “Draquila” inizia e finisce parlando di merda. All’inizio si parla del “periodo di merda” vissuto dal premier, prima che il terremoto abruzzese lo salvasse; alla fine si parla di “dittatura della merda” che avanza. Tra questi due estremi, non si pronuncia il termine ma la merda, si vede comunque.

E’ noto che il termine “dittatura” non mi piace molto. Evoca alla mente immagini buie, di un passato non troppo remoto, quando le strade erano popolate di manganelli e, dalle stazioni, partivano treni-merci carichi di un’umanità disumanizzata. Quella parola non lo utilizzo mai, ed è una scelta vigliacca, la mia. Quasi a voler allontanare quelle immagini.

La visione del film però, non lascia dubbi su quello che qualcuno ha definito “un’esercitazione nella sospensione dei diritti costituzionali”. Nei campi dei terremotati è vietata la somministrazione di bevande “eccitanti”, quali caffè e Coca Cola; soppressa la libertà di riunirsi; soppresso il diritto-dovere dei giornalisti di accedere ai suddetti campi, per fare informazione (che sarebbe, poi il loro mestiere).

E così, spoglio dei panni del vigliacco, non posso non ammettere che quella è, se non una dittatura, una soppressione dello Stato di diritto. Perchè se dovessimo ripensare al buio del fascismo ce lo immagineremmo in bianco e nero, come le fotografie e i filmati d’epoca ce lo hanno mostrato. Ci immagineremmo quei tempi, pieni di macerie e con le strade deserte. E invece non fu così. Oggi, come ieri, ci sono giornate di sole e giornate di pioggia, tutte a colori. Giornate durante le quali la gente ascoltava, in radio, le canzonette del regime e i messaggi del duce. Nessun fantasma si aggira tra le macerie (con l’unica eccezione della città de L’Aquila).

Oggi, la gente è felice, ci prepariamo alla bella stagione, ai mondiali di calcio. Accendiamo la radio e e la televisione e tutti sono sorridenti e spensierati. C’è la crisi, si! ma LUI dice di non preoccuparci perchè tutto passerà in fretta e senza far danni. Sembra tutto così normale che non si pensa al tarlo che ci viene inculcato.

Qualche tempo fa, guardando distrattamente il TG1, trasmettevano un servizio sui bambini e gli anziani attendati a causa del terremoto. Il giornalista e gli intervistati sostenevano che il sisma aveva dato loro il modo di tornare per strada a socializzare. Il servizio si concludeva con una domanda rivolta a un bambino: “preferisci la tua vita prima del terremoto o quella che ne è venuta dopo?” e il bambino, forte della sua innocenza (e colto mentre giocava con amichetti), risponde: “quella di adesso!“. Spontaneamente, mi venne da pensare: “ah però! Non avevo mai riflettuto su questo aspetto. Sai che forse è stato un bene…“. Solo ieri, mi è sopravvenuto alla mente, questo episodio e, soprattutto, la bestialità del mio pensiero. Questa è l’informazione di oggi, in grado di sopire lo spirito critico di ciascuno. Questi sono i tarli che si insinuano nella cultura del nostro Paese. Vere e proprie supposte di propaganda del nanoduce.

Nel film, ovviamente, si parla anche degli scandali sessuali che hanno travolto il premier e Superman Bertoladro. Si parla degli appalti truccati; degli imprenditori che alle 3:32 del 6 aprile ridevano; della Protezione Civile trasformata in un comitato d’affari; dei grandi eventi che hanno il solo scopo di aggirare le norme ed arricchire gli amici degli amici; dell’opposizione inesistente ridotta in briciole (mentre la città è un cumulo di macerie); degli allarmi sismici ignorati volutamente (e che forse avrebbero potuto salvare molte persone); delle storie di comuni cittadini che saranno eternamente grati a Mister B. per aver dato loro una casa nella quale non possono neppure appendere un chiodo.

Va dato merito a Sabina Guzzanti per aver alzato il sipario che nascondeva l’affaire-terremoto. Un sipario che molti, avevano volutamente fatto calare in fretta e furia. “Draquila” è lo smascheramento della menzogna, la rivelazione della vocazione all’audience che qualcuno, ha riversato sugli effetti disastrosi di quella tragica calamità. E’ l’ennesimo grido solitario che ci rivela che “il Re è nudo”. Non fermiamoci qui, però. Non illudiamoci che tutto stia per finire perchè, come sostiene l’ultimo intervistato, “la dittatura della merda sopravvive ingenerando, negli altri, l’idea che tutto stia per finire”.

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