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Parlando alle finestre chiuse domenica 9 maggio 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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felicia impastato

L’Italia ricorderà per sempre quel 9 maggio del 1978. La mattina del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, trucidato dalle Brigate Rosse. Quella stessa mattina, in un piccolo paese della provincia di Palermo, veniva assassinato Peppino Impastato. Un nuddu ammiscatu cu’ nenti. Figlio di un mafioso, nipote di un mafioso, parente di tanti mafiosi, non ha chinato la testa e ha percorso quei Cento passi celebrati da un film e da una canzone.

Peppino era un giovane poco più che trentenne. Dalla sua radio, facendo satira, scagliava anatemi contro i potenti collusi, metteva a nudo le piccolezze di Tano Seduto, il boss di Cinisi. Peppino combattè la sua Resistenza. Contro la mafia, la collusione, la censura, la piccolezza dell’informazione controllata. Era un cancro, una cellula impazzita che avrebbe potuto risvegliare tante coscienze. Per questo fu fatto fuori, massacrato di botte, avvolto nel tritolo e fatto esplodere lungo i binari della ferrovia. La mamma, Felicia, è stata la sua principale e vera sostenitrice, prima e la custode della sua memoria, dopo, fino alla sua scomparsa, avvenuta pochi anni fa.

Si dice che oggi, Peppino, abbia voluto prendersi una rivincita contro quel Tano Seduto che lo condannò a morte. La sua casa, luogo di appuntamento per tutti i boss e politici degli anni ’70, ospiterà il centro di documentazione “Peppino Impastato” e una biblioteca.

Le storie di Peppino e Felicia ci indicano il cammino da intraprendere. Percorriamo insieme i Cento passi. Avremo storie diverse e varrà la pena vivere e raccontare ciascuna di queste. Le pagine di Triskeles lo hanno sempre fatto ma non possiamo continuare a celebrare i morti. Costoro entrano nel pantheon degli eroi e divengono un esempio ma la lotta alle mafie non può essere una celebrazione di lapidi perchè queste vengono poste lì dove lo Stato e la società muoiono. Percorrendo i nostri cento passi non saremo soli e, navigando nella rete, ho trovato una poesia che voglio condividere con voi. Secondo me, sono parole di cui potremo far buon uso nel nostro cammino.

Scrivevi:
Amore Non Ne Avremo
e in tutti questi anni
abbiamo cercato di darti
quello che non hai avuto da vivo.
Non ti abbiamo vendicato
ma abbiamo seguito il cammino
che ti ha diviso
dal tuo sangue,
raccolto le briciole
del tuo corpo,
parlato alle finestre chiuse,
tempestato i palazzi
per smascherare
mafiosi e depistatori.
Ora le tue parole
sillabate in silenzio
si levano nei cieli delle piazze
a ridire la tua pena.
Lo sappiamo:
non ci sono angeli
con cui giocare,

Mafiopoli era una metafora
del pianeta
e la notte è così lunga
da negarsi al mattino.
Il tuo volto rischia
di diventare un’icona
se non sapremo guardarti
per quello che eri:
un figlio in rotta con i padri
un compagno di lotte
che non sono morte con te,
che anche dentro le delusioni
sapeva trovare il filo
a cui aggrapparsi.
La tua storia
è la nostra
e con le mani di tua madre
la porta che ti si chiudeva
alle spalle
si spalanca al futuro.


Umberto Santino

Scrivevi:
Amore Non Ne Avremo
e in tutti questi anni
abbiamo cercato di darti
quello che non hai avuto da vivo.
Non ti abbiamo vendicato
ma abbiamo seguito il cammino
che ti ha diviso
dal tuo sangue,
raccolto le briciole
del tuo corpo,
parlato alle finestre chiuse,
tempestato i palazzi
per smascherare
mafiosi e depistatori.
Ora le tue parole
sillabate in silenzio
si levano nei cieli delle piazze
a ridire la tua pena.
Lo sappiamo:
non ci sono angeli
con cui giocare,
Mafiopoli era una metafora
del pianeta
e la notte è così lunga
da negarsi al mattino.
Il tuo volto rischia
di diventare un’icona
se non sapremo guardarti
per quello che eri:
un figlio in rotta con i padri
un compagno di lotte
che non sono morte con te,
che anche dentro le delusioni
sapeva trovare il filo
a cui aggrapparsi.
La tua storia
è la nostra
e con le mani di tua madre
la porta che ti si chiudeva
alle spalle
si spalanca al futuro.
Umberto Santino

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