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Resistenza domenica 25 aprile 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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partigiani sfilano per le strade di milano

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Sono queste, le parole dettate da Piero Calamadrei, per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo. Sessantacinque anni dopo quel 1945, la nostra Italia c’è ancora ma ha bisogno di Resistenza.

Percorrendo le strade del nostro paese, la incontriamo ovunque. Non arroccata in montagna, pronta a fare imboscate contro i tedeschi ma muta, dignitosa, diffusa.

La Resistenza dei nostri giorni  è negli immigrati che chiamiamo “clandestini” per nasconderli dalla nostra vista, per respingerli alla frontiera o da un ospedale, vittime di un sentimento di esclusione che va contro il sogno inclusivo e democratico dei primi partigiani.

Troviamo la Resistenza in quei lavoratori che resistono sulle trincee della dignità. Nell’isola dei cassintegrati, dietro i cancelli di Termini Imerese, sui tetti delle aziende che chiudono o tagliano via posti di lavoro come fossero dei costi inutili. Resistono per farci capire che il lavoro è un diritto e non una carità da elargire con la cassa integrazione.

Troviamo la Resistenza nei sentimenti dei primi partigiani, insozzati dalla becera insinuazione di aver combattuto una guerra, non già per liberare il Paese ma per instaurare una dittatura comunista.

Troviamo la Resistenza nei cuori di chi rifiuta un’Italia sottomessa al giogo di ignoranti e arroganti, che si riconosce nel Patto fondamentale che è la nostra Costituzione, che conosce una sola libertà, nata dalla lotta di Liberazione.

Oggi, come ieri, l’Italia che resiste è l’Italia migliore. Un monumento contro chi offende la memoria e contro chi rifiuta il sogno dei Partigiani e degli Alleati, morti per proteggere l’idea di un’Italia libera.

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Commenti»

1. Marcella - domenica 25 aprile 2010

Questa è poesia. Sono le parole oserei dire dei nostri veri PADRI, di coloro i quali hanno sacrificato la vita per preservarci da un destino già irrimediabilmente preannunciato, da una disfatta palese che ci avrebbe fatto cadere nell’ abisso di una nazione dilaniata ancor più da terrificanti debiti di guerra. Perchè è questo il crudele destino che avrebbe dovuto segnarci insieme a quello tedesco. Solo un dubbio a riguardo.. Sarebbero stati capaci gli italiani permeati d’ arrendevolezza intrinseca alla loro apatia a rifondare uno stato unitario, a ricostruire le aziende, a far risorgere l’ economia partendo non da 0 ma da meno X mila???
Sarebbero stati capaci in pochi decenni a risollevarsi da una crisi aggravata da QUELLE SOMME RIPARATORIE che avrebbero,come i tedeschi dovuto pagare?
O saremmo dovuti diventare clandestini al pari dei marocchini, degli asiatici per sfuggire a sommosse interne e per cercare di sopravvivere?
Questa poesia è un monumento che dovrebbe erigersi (più maestoso) accanto ai palazzi delle poste, alle strade e a tutte quei doni dell’ era mussoliniana, che troppo spesso ricordiamo, forse perchè quel poeta aveva ragione..”siamo tutti attratti dall’ orrido”.
Concludendo ti faccio i miei complimenti, ( anche se ormai ne avrai piene le palle, doesn’t care :P)..Questo è forse l’articolo più bello e profondo che hai scritto , almeno per me.


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