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Astensionismo martedì 30 marzo 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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ignavi

Dante Alighieri – Divina Commedia

Inferno

Canto terzo (vv. 31-39; 61-66)

“Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.  33

Ed elli a me: “Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.  36

Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.  39

[…]Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui.  63

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch’eran ivi.  66

Sarà pure un diritto dell’elettore, rimanere a casa e non votare ma spesso, dietro l’astensionismo, si nasconde l’ignavia. Già nel Medio Evo di Dante, la scelta dello schieramento politico e la vita attiva all’interno del Comune erano considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l’uomo è un essere sociale e, nonostante ciò, si sottrae ai suoi doveri verso la società, costui non sarà degno di stima.

Restate pure a casa, con il culo pesante adagiato sulla bambagia. Abdicate al vostro ruolo attivo dentro un sistema democratico. Rifiutate la dignità di cittadini. Siete sudditi dei vostri vizi, della vostra pigrizia, del vostro qualunquismo!

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Commenti»

1. Simone - martedì 30 marzo 2010

Il non voto è di per se un voto. Se uno non vota vuol dire che non si riconosce in nessuno e che nega a tutti i candidati il diritto di rappresentarlo. L’astensione non è sempre un fattore negativo. La Politica non è uno strumento per far carriera, per assicurarsi privilegi immeritati, per compiacere la propria vanità o brama di potere. Se i cittadini hanno deciso di non votare ( come in calabria) è perchè sono stanchi di questa “casta”. Rivoluzione significa dire “No”.Significa lottare per quel “No”. Attraverso quel “No”, cambiare le cose. Molti “ignavi” o “sudditi” come li definisci tu boicottando le urne hanno deto no al vecchiume di quella classe politica che ci logora da decenni.

Marco - martedì 30 marzo 2010

Concordo con te quando affermi che il non voto è un voto. Mi sono spinto oltre definendolo come un “diritto” e tale è.
Tu parli di rivoluzione e di no alla vecchia classe politica, di rifiuto della stessa attraverso la forza rivoluzionaria di un “no”.
Qui, in Italia, però, ci troviamo davanti a uno stato d’emergenza. Ci sono tempi e modi per fare la Rivoluzione, adesso è tempo di resistenza.

Quanto all’importanza del voto, ripenso alle “elezioni” tenute decenni fa in Italia o a quelle che si sono tenute qualche mese fa in Iran. A titolo personale, mi chiedo come possa esser possibile disaffezionarsi a un simile strumento di democrazia.

P.S.: Ho visitato il tuo blog e, leggendo del Pecora, non posso che sottoscrivere in toto quel che hai scritto. Come avevo già scritto, ci sono modi e modi per fare antimafia. Il suo è il peggiore!


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