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In morte dello Stato di diritto sabato 6 marzo 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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Diamo un nome alle cose. Quello portato in scena  ieri sera, dal governo di Mister B, è un vero e proprio golpe. Un’attentato alla democrazia.

Ricapitoliamo brevemente quel che è accaduto. In Lombardia, alcune irregolarità nella candidatura di Formigoni, lo escludono dalla competizione elettorale. Nella provincia di Roma (e non in tutto il Lazio), Il rappresentante del Pdl pasticcia con le firme e non riesce a presentare la lista in tempo. Per il centrosinistra non c’è alcun motivo di esultare. Una competizione elettorale deve esser vinta giocando ad armi pari, misurando la propria forza e il consenso su un piano di parità ma, in questo caso, ci troviamo davanti a un giocatore estraneo alle regole.

Da qui l’esigenza del Governo di varare un decreto legge interpretativo nel quale viene spiegato ai giudici come devono applicare la legge. La ratio di una tale mostruosità è quella di “preservare la democrazia”.

Ma cosa è la democrazia e come viene preservata e mantenuta in vita? E’ la legge che fa la democrazia. Le regole uguali per tutti si ergono a presidio della democrazia e quando una parte, più o meno ampia che sia, viola una regola; fa prevalere la sostanza sulla forma; interpreta la norma come gli pare e piace, allora comincia la deriva della democrazia.

Perchè democrazia non è “fare ciò che ci pare perchè abbiamo il consenso”. Lo Stato nasce da un patto, ciascuno di noi rinuncia a una parte di libertà, l’arbitrio individualistico, e la concede allo Stato che la amministra per il bene comune e la pace sociale. Quando l’arbitrio totalitario e populista di qualcuno infrange il Patto, siamo meno garantiti, lo stato diviene più povero e la democrazia non è più tale.

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Commenti»

1. AdamSasha - sabato 6 marzo 2010

Che schifo un vero colpo di stato. Che schifo

2. chinasky - sabato 6 marzo 2010

In realtà non esistono più parole… non si può subire ogni giorno una violenza del genere nel silenzio della maggior parte dei cittadini. Non è vero che non siamo sudditi, alcuni lo sono, e paiono contenti di esserlo


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