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Haiti e la giustificazione del male lunedì 18 gennaio 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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haiti

« Perché han lunga vita i malvagi, giganteggiano, crescono in ricchezza? La loro prole è assieme a loro, stabile, riescono a vedere i propri discendenti. Le loro case non conoscono la paura, lo scettro divino non li minaccia »

Siamo rimasti profondamente colpiti dalle condizioni di estrema povertà in cui versa il popolo di Haiti, messo a dura prova dalla tragedia del terremoto che ha seminato morte e distruzione. Davanti a una devastazione di simili dimensioni, è naturale chiedersi il perchè ciò accada. Come se non bastassero la povertà diffusa, la piaga del virus dell’hiv, la corruzione, un governo tutt’altro che democratico. Dio (ammesso che ci sia) perchè consente una tale aberrazione? Mentre mi ponevo questa domanda, mi è venuto in mente un libro che mi ha sempre affascinato: il libro di Giobbe.

Chi ha familiarità con la Bibbia lo conosce sicuramente ma non solo loro. In molti conoscono la storia di un pover’uomo, pio e devoto, che rimane vittima di una scommessa che si gioca tra Dio e l’angelo Satan. Satan dice a Dio: scommettiamo che se gli mandi tutte le disgrazie di questo mondo, non sarà più così devoto? Dio acconsente, Giobbe soffre ma rimane devoto, Satan perde, Dio vince la scommessa e ricompensa Giobbe. Questa la trama in soldoni. Ma c’è dell’altro.

La fede ebraica, non contempla un premio per la pietà religiosa e un castigo per l’empietà in una vita successiva alla dissoluzione del corpo. Tutto viene giocato su questa terra nella quale opera la giustizia retributiva amministrata dal giudiche Jahweh. Giobbe ignora che sulla sua pelle si sta giocando una scommessa e che uno degli scommettitori è proprio colui dal quale promana la giustizia di questo mondo.

Spinto dallo strazio della carne, Giobbe scalza Jahweh dalla sua maestà divina, dall’inaccessibilità del suo operare. Ne fa un nemico contro il quale combattere nonostante la sua forza smisurata. Di fronte a tanta onnipotenza, Giobbe sente il bisogno di invocare un giudice imparziale. Invoca l’intervento di un tribunale che non potrà mai esistere in alcun mondo terreno o ultraterreno. Quello di Jahweh è un delitto perfetto che supera ogni statuto giuridico, rompe il patto con l’uomo, unilateralmente e arbitrariamente. Malgrado ciò, Giobbe continua a confidare nella Sapienza divina sapendo che lì e non altrove, risiede una risposta.

Il libro si chiude con due monologhi di Jahweh che si è sentito chiamato in causa. Nella sua risposta omette di citare la scommessa ed esalta il suo status di creatore, attribuendosi una sapienza che è incomprensibile per la creatura.

Nel corso dei secoli, tanti (studiosi e non) si sono cimentati nella lettura di questo libro e tutti hanno riconosciuto, nelle piaghe e nell’angoscia di Giobbe, le proprie. Ogni lettore ha fatto esperienza del male e dell’assenza di giustificazioni. Secondo la propria sensibilità, ciascuno può trarre le sue conclusioni e trovarvi i mali attuali.

Davanti allo strazio del popolo haitiano, un lettore credente potrà riconoscere la lotta impari tra l’intelligenza umana (creata) e quella di Dio (creatrice) la cui unica soluzione possibile sarà la rassegnazione. Dio crea una tenebra di dolore e vi invita l’uomo che non ha altra scelta che rifugiarvisi e affidarsi totalmente a lui. Un lettore non credente vi troverà la contraddittorietà della fede. Ammettere Dio significa negare l’uomo, e ammettere l’uomo significa negare Dio. La potenza di Jahweh è l’unico argomento che frena l’uomo dal commettere il male e, al contempo, il bene è solo frutto di un metus. Al non credente, poco importa della dichiarazione di onnipotenza che Dio si concede, al più vi troverà delle belle pagine di poesia ma mai una testimonianza concreta della creazione.

Le piaghe di Giobbe, del mondo e di ciascuno ci porteranno a confidare nella giustizia retributiva, o in un deus otiosus al quale poco importa del mondo e non se ne prende cura, o in un deus absconditus la cui sapienza è incommensurabile, o nell’assenza di dio. Certo è difficile entrare nel buio di dolore che altri avrebbero preparato per noi così come è difficile credere che 200.000 persone vadano via da questo mondo senza alcuna giustificazione o risarcimento. Parimenti difficile è vedere quella popolazione come lontana da noi. Uniti dal legame umano ci riconosciamo nei sopravvissuti impolverati, riconosciamo i nostri morti negli arti che fanno breccia tra le macerie nel loro vano e ultimo tentativo di ricevere assistenza, salvezza o una semplice giustificazione.

Tanta impotenza ci chiama a un legame naturale che scaturisce dalla condizione umana. Il momento alto della generosità è la scommessa che noi creature possiamo fare e opporre a quella di un Dio che ci vorrebbe incontrare nel dolore. Una scommessa, senza dio e senza Satan, che non possiamo perdere. Una scommessa tra creature.

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Commenti»

1. Rose - lunedì 18 gennaio 2010

NON HO PAROLE!
Scrivi e pensi ad un livello superiore!
Haiti è la concretizzazione della vera disperazione e impotenza dell’uomo.
Non sono lontani da noi, tutti nel nostro piccolo
possiamo fare qualcosa;
rimanere nell’indifferenza è il più grave dei reati contro l’umanità.


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