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Scontro di civiltà domenica 10 gennaio 2010

Posted by triskeles in Uncategorized.
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presepe_montaperto_famiglia

Avrei preferito inaugurare il nuovo anno parlando di qualcosa di positivo.

Gli eventi di Rosarno hanno deviato le mie intenzioni. E’ scoppiata la caccia al diverso, al negro, alle bestie, ai beduini. E’ bastato che un gruppo di balordi che si fregiano orgogliosi del marchio “made in Italy”, sparassero contro alcuni di questi negri. Come si trattasse di un tiro a segno, di una partita a freccette nel bar sotto casa. Lo scontro di civiltà in salsa calabra è esploso, covato nelle condizioni inumane nelle quali emarginiamo i disgraziati che fanno per noi il lavoro sporco.

Proprio quei poveracci che vivono nei capannoni delle nostre periferie, che consentono di pettinarci i baffetti della nostra sporca coscienza ricevendo con un sorriso il panettone natalizio che ci è avanzato, quel panettone che porgiamo loro turandoci il naso per non sentire il tanfo della miseria. Nel bene e nel male, i protagonisti di questa vicenda post natalizia sono loro. Gli africani che raccolgono per noi agrumi, olive, uva, pomodori. Reclutati da caporali che li costringono a lavorare 15-18 ore, per una paga di 2 euro l’ora sulla quale trattengono una tangente e il costo del biglietto del servizio di trasporto verso il loro luogo di lavoro (che evitiamo di chiamare “campo di lavoro”).

Succede che questi “beduini” si incazzino se gli spari contro con il fucile ad aria compressa, osano ribellarsi se li vuoi metter sotto con la macchina e, siccome gli schiavi della nostra ipocrisia non sono pochi (circa 3.000 solo a Rosarno), la situazione degenera in guerriglia urbana. Vengono sfondate vetrine, distrutte auto e incendiati i cassonetti.

La classe politica cade dalle nuvole, non hanno ancora digerito i cenoni delle feste che già sono chiamati dai tg a ruttare le loro idiozie (evito l’antologia delle dichiarazioni rilasciate in ossequio alle forme di vita intelligenti che sono rimaste in Itallia). L’unica soluzione possibile e percorribile è lo sgombero di quella zona del nostro territorio dove lo Stato è morto. Le forze dell’ordine scortano gli extracomunitari sugli autobus che li porteranno al sicuro. Gli autobus partono e dalla popolazione locale si levano grida di giubilo e ti viene da chiedere chi siano i beduini. Se pisci sul mio territorio io devo pisciarci sopra, per segnare i confini oltre i quali non si può andare, per evidenziare le gerarchie.

In questa fetta d’Italia si consuma una little-Lepanto la cui regia viene affidata alla ‘Ndrangheta, anch’essa utilizzatrice finale di schiavi nei suoi terreni coltivati ad aranci dai quali vengono i frutti che hanno riempito le nostre tavolate festive. L’esperienza insegna che non si può protestare contro il potere costituito, e poco importa se quel potere non è lo Stato ma la malavita. I selvaggi ribelli devono esser puniti! Non è la prima volta che accade che gli schiavi della nostra epoca reagiscano (lo ha sottolineato anche Saviano) e forse è stata una manna dal cielo per la ‘Ndrangheta che ha piazzato un ordigno rudimentale a Reggio Calabria e vuole trattare con lo Stato.

Cercando su internet, notizie e approfondimenti, non ho potuto fare a meno di imbattermi nell’editoriale del direttore de Il Padano. Ovviamente la ‘Ndrangheta non c’entra. Ricordate che parlarne fa sfigurare l’Italia. Gli abitanti di Rosarno hanno ragione a incazzarsi perchè i negri rubano il loro lavoro. Ma non è vero che essi fanno quel che non vogliamo fare noi italiani! Il megadirettore afferma che “a Rosarno questo infondato luogo comune rivela tutta la sua falsità. I padroni hanno stabilito compensi da sfruttamento per la raccolta del pomodoro e i calabresi, a quel prezzo, rifiutano il lavoro, che invece viene accettato dagli extracomunitari, i quali contribuiscono così a mantenere basso il livello salariale“. Tutta colpa dei beduini che non capiscono una ceppa di economia e vengono a rovinare la nostra che è florida.

Fortunatamente questo incontro con Il Padano mi riserva una bella sorpresa. In un articolo si parla di Agrigento e del “presepe-farsa”. La questione riguarda la scelta della Caritas diocesana, appoggiata dall’arcivescovo Mons. Montenegro, di non far giungere i Magi nel presepe della Cattedrale. Un cartello che campeggia al posto delle loro statuette, avvisa che sono stati respinti alla frontiera in quanto immigrati. Fortunatamente gli “amici” di quella testata non hanno saputo di come sia stata rappresentata la Sacra Famiglia nel presepe vivente di Agrigento (voi potete vederlo nell’immagine all’inizio del post)! Due provocazioni belle e buone ma che devono far riflettere sulla capacità della nostra società di accogliere il diverso. I fatti di questi giorni ci danno una risposta e non è una risposta di tolleranza, accoglienza, carità e quant’altro di buono farcisca la buona novella di cui pretendono farsi paladini.

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1. Rose - domenica 10 gennaio 2010

E’ una delle più belle rappresentazioni della Sacra Famiglia,possibilmente anche abbastanza realistica.
Tornando all’articolo che hai scritto,mi viene da riflettere sulla nostra ipocrisia, sulla civiltà e inciviltà e su chi sia veramente incivile. Ogni tanto ci vorrebbe un flash-bak che ci facesse rivedere noi Italiani, quando agli inizi del secolo scorso, eravamo costretti, da miseria e povertà, ad emigrare in America…..


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