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Io non fuggirò lunedì 30 novembre 2009

Posted by triskeles in Uncategorized.
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caro papà

Caro papà, mi dispiace che tu debba leggere su internet e sul giornale la lettera di un altro padre che consiglia al proprio figlio di lasciare questo Paese. Mi dispiace ancor più che, quest’altro padre, abbia generato in te e la mamma delle speranze vane che sono state disattese. Oggi, chi faceva propaganda usando lo slogan “generare classe dirigente”, ammette la propria sconfitta, senza guardarti negli occhi e invita suo figlio, e con esso i figli degli altri, a lasciare l’Italia.

Questa mattina, leggevo incredulo quella lettera. L’autore della stessa si era già cimentato nella scrittura di un libro intitolato “Comandare è fottere. Manuale politicamente scorretto per aspiranti carrieristi di successo”. In quel libro, vengono dispensati consigli su come fare carriera in Italia, scavalcando, prevaricando e abusando. Un esemplare di perfetto cinismo dedicato proprio a quel figlio che, ora, è invitato a fuggire. Un libro che, considerata la carriera del suo autore, può ben apparire come autobiografico.

E’ vero, papà. La vostra generazione ci ha lasciato una pessima eredità. Ha intasato l’Italia di tanti dinosauri che, ancora oggi, tirano le fila di questo piccolo paese. Persone che si sono fatte largo sgomitando, calpestando, senza alcuna dote particolare se non le giuste amicizie. Nessuno escluso! Sai bene quanto io sia contrario a queste dinamiche. L’altro padre, quello che ha scritto la lettera al figlio, dopo aver fatto una sincera autocritica, afferma “mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta”.

Io ho studiato, ammetto anche di non esser stato uno studente modello ma mi sono laureato e questo è stato possibile grazie agli sforzi che avete sempre fatto generosamente, rinunciando a qualcosa di vostro che diveniva un mattone per la casa del mio futuro. Come voi, anche io spero e sono convinto che, fuori dalla mia porta, ci sia un avvenire da costruire; una felicità che siamo abituati a rincorrere; persone che stimano me, la mia dignità e il mio essere senza aver ricevuto in cambio, atti di servilismo.

E’ vero che, al momento, le opportunità che vengono fornite ai giovani neolaureati come me, sono piuttosto precarie. In questa Italia prevale il cattivo gusto e si preferisce la mediocrità. Chi, come noi, non ha “santi in paradiso”, deve contare solo sulle proprie forze e sulla propria, irrinunciabile dignità. E’ quel che ho imparato da voi, dalla nostra famiglia. Quelli che sembravano dei santi hanno sempre mostrato il loro lato peggiore e ci accorgemmo che erano, in realtà, dei santoni. Niente più che fattucchiere o misteriosi oracoli che, con i fumi del loro sapere e delle loro chiacchiere, nascondevano un doppio volto. Fortunatamente sono arrivati anche gli Angeli, come li chiama la mamma. Gli ostacoli che abbiamo sempre incontrato, non erano la fine ma una sfida.

Io non lascerò questo paese perché l’Italia è il paese che amo. E’ il Paese che, nel bene e nel male, mi ha visto crescere, muovere i primi passi. Il Paese dove riposano i nostri cari e tutti quelli che oggi chiamiamo “grandi” perché, questa Italia, l’hanno vissuta, raccontata, costruita e resa migliore. Io ho già lasciato la mia terra, la nostra Sicilia, per venire “in continente”. Solo chi è “malato di sicilitudine” può capire quanto dolorosa possa essere questa lontananza e io sono inguaribilmente affetto da questa patologia. Io non fuggirò dalle sfide che questa palude di mediocrità ci propone. Ne va del mio essere cittadino consapevole, parte integrante di un sistema sociale. Ne va della mia responsabilità davanti ai miei figli. Non voglio che crescano in un Paese straniero, guardando la loro patria come si fa con gli animali negli zoo. Non voglio che possano pensare a loro padre come a un codardo che si è dato alla fuga. Non voglio (e non posso) rinnegare la dignità che mi hai trasmesso, insieme alla mamma.

Non voglio lasciare questo Paese in mano ai soliti affaristi. Voglio rimanere qui, rompere le palle, dimostrare che il cattivo costume delle raccomandazioni non può sostituire il merito. Non voglio, soprattutto, fuggire in seguito al “consiglio” di chi fa un tardivo mea culpa.

Forse, dopo questa lettera, sarai deluso dalla mia utopia o forse ne sarai orgoglioso perchè rileggerai la nostra familiare Odissea e capirai che, da questa, ho imparato molto.

In ogni caso ci aspettano momenti difficili. In bocca al lupo.

Tuo figlio.

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Commenti»

1. Twitter Trackbacks for Io non fuggirò | Triskeles [triskeles.eu] on Topsy.com - lunedì 30 novembre 2009

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2. Rose - lunedì 30 novembre 2009

Marco vai tranquillo e a testa alta, io e papà ti sosterremo sempre ,anche facendo sacrifici enormi,
ci vorrà più tempo, ma ce la farai.

3. Davide - giovedì 3 dicembre 2009

Dare dei codardi a quelli che sono andati via o si apprestano a farlo e` sbagliato, l’autore di questa lettera non ne ha alcun diritto!
Lo inviterei proprio a fare i sacrifici fatti da tanti che come me hanno dovuto (perche` si tratta ormai di scelta praticamente obbligata, per non rimaere impantanati in una vita modesta e frustrante) guardare fuori dai confini della propria patria, salutando la famiglia e approdando in altri lidi on la valigia piena di sogni e voglia di fare.
Ne` Celli ne` l’autore di questa nuova lettera hanno idea di cosa significa stare fuori dal proprio paese, quindi li inviterei a non fare commenti supponenti e poco costruttivi.
Il numero crescente di giocani in partenza dal paese e` specchio di una situazione irrimediabile, la gente va via perche` non vede nessuno spiraglio di miglioramento, ed il problema e` dovuto al fatto che il sistema di potere costruito ad arte in decenni non lascia nessuna possibilita`: si sta abbandonando la nave perche` la falla e` davvero troppo grande.
Tanti auguri a chi rimane, ma non mi sento codardo a lasciarvi a combattere se cosi` credete giusto, tuttavia io non vi considero eroi per questo.

Davide

Marco - venerdì 4 dicembre 2009

L’autore della lettera è il sottoscritto e non ho la pretesa di dare ad alcuno del codardo.
Ho utilizzato quell’aggettivo solo come una possibilità futura. Non è necessario che tu mi inviti a fare i sacrifici di tanti perchè anche io sono in questa situazione. Il mio viaggio lontano dalla mia terra l’ho già fatto quando ho lasciato la Sicilia dove, se vuoi, la falla aperta è ancora più grande di quella del paese Italia.
Nessuno, e tantomeno io, ha la pretesa di esser riconosciuto quale eroe ma, certo, se la gente va via, le possibilità di migliorare diminuiscono. Detto ciò, un padre, non dovrebbe mai consigliare al figlio la via della fuga soprattutto se, questo padre, ha fatto parte del sistema che ha generato la falla. E poi, quanti sono, in questa malridotta Italia, quelli che possono permettersi di mandare un figlio all’estero a cercar fortuna e/o gloria?
Continuando a fuggire si condanna, ancor di più, chi non può farlo, chi è vittima di questo sistema e del fallimento della meritocrazia.
Non mi resta che augurarti buona fortuna. Avrai sicuramente una vita più semplice e maggiori gratificazioni lì dove ti trovi.
Io scelgo di rimanere!


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