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Die Mauer ist weg lunedì 9 novembre 2009

Posted by triskeles in Estero, Fare memoria.
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“Il Muro non c’è più” è il grido che si levò a Berlino, vent’anni or sono. La stessa frase che oggi viene pronunciata in questa giornata durante la quale, la Germania ricorderà quella notte che fece cadere un’illusione, quella di poter dividere un popolo.

Ero appena un bambino quando cadde quella barriera e ricordo chiaramente le immagini trasmesse dalla tv con tutta quella gente che festeggiava ballando su quel Muro o prendendolo a picconate. Ma un bambino non sa, non capisce. Puoi dirgli che da una parte stavano i cattivi che non ti facevano scavalcare e dall’altra parte stavano i buoni che ti facevano avvicinare al muro e potevi anche farci su un disegno. Quel bambino crescerà e studierà (forse) che il Muro venne costruito dopo la seconda guerra mondiale per dividere l’Est dall’Ovest; che gli abitanti di Berlino est passarono dal dominio nazista al sopruso comunista e che, nonostante tutto, a Berlino ovest era ancora l’Occidente. Poi quel ragazzo maturerà e capirà.

Capirà che vent’anni fa nasceva la nuova Europa. Quel folle esperimento, nato dalle macerie create dal delirio nazifascista, è cresciuto nella propria autosufficienza, guardando con sospetto al di là del Muro, monumento della vergogna. La prima Europa era l’ultima terra libera d’Occidente. Il crollo della “cortina di ferro” aprì le porte del Vecchio continente ai paesi satellite del blocco ex comunista. Le istituzioni europee conobbero dunque da vicino, quei Paesi che avevano imparato a sconoscere durante i ventotto anni di vita del Muro.

Nel luglio del 2008, Barack Obama, recatosi a Berlino, ha ricordato il 9 novembre 1989. Ha ricordato il Muro caduto e quelli che ancora oggi resistono. «I muri tra vecchi alleati da una parte e l’altra dell’Atlantico non possono rimanere in piedi. I muri tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri non possono rimanere in piedi. Quelli tra le razze e le tribù, tra i nativi e gli immigrati; tra i cristiani, i musulmani e gli ebrei, non possono rimanere in piedi. Questi sono i muri da abbattere. Non possiamo permetterci di essere divisi. Nessuna nazione, non importa quanto grande e potente sia, può affrontare da sola le sfide del futuro. Partnership e cooperazione tra le nazioni non sono una scelta: sono il solo modo, l’unico modo per proteggere la nostra sicurezza comune e rilanciare il nostro pianeta».  Da Berlino si alzò l’invito del futuro Presidente degli Stati Uniti a creare ponti che superino le barriere, a costruire un nuovo mondo. Un mondo nel quale l’Europa riunificata possa giocare un ruolo di primissimo piano. Ecco perchè quella di oggi è una festa non solo per la Germania ma anche per l’Europa intera. Ce lo ricorda quel pezzo di Muro portato a Bruxelles e posto davanti l’ingresso del Parlamento Europeo. Memoria dunque ma anche impegno perchè ancora oggi, esistono dei muri difficili da abbattere. Cito solo il muro della censura cinese, quello di Guantanamo e quello nella Striscia di Gaza. Muri oltre i quali si nascondono reiterate violazioni dei diritti umani.

Sicuramente, questa sera, in tv vedremo le immagini delle celebrazioni e, insieme a queste, le immagini di vent’anni fa. Nessuno, oggi, griderà “Freiheit!” perchè la Libertà, ormai è entrata nel dna dei tedeschi e dell’Europa pacificata e unita. Se la notte del 9 novembre 1989 fu soprattutto la notte degli abitanti di Berlino est che poterono toccare, scavalcare e distruggere quel Muro senza morirne, oggi sarà sicuramente il giorno di cittadini che guardano ai muri del mondo come a qualcosa di superabile. Per dirla con Obama: “Persone del mondo guardate Berlino, dove il Muro è caduto e dove la storia ha provato che non c’è una sfida che non si può combattere per il mondo unito

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