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S'è rotto il piffero venerdì 9 ottobre 2009

Posted by triskeles in Uncategorized.
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Pied_piper

Il giocattolo si è rotto. Il pifferaio magico non ha funzionato o i topi, questa volta, si son fatti furbi. Dal pomeriggio di mercoledi, infatti, in molti attendono il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge conosciuta come “lodo Alfano”.
Il dispositivo della sentenza però è ormai noto a tutti. In molti l’hanno criticata. Primo tra tutti il nostro utilizzatore finale che non ha perso tempo a sfogarsi davanti alle telecamere, ricorrendo a un ritornello divenuto un classico del pensiero berlusconiano quando lo stesso Bellachioma si ritrova con le spalle al muro: toghe rosse, giornalisti rossi, Presidente della Repubblica comunista e via dicendo. Dimentica il Cavaliere che quello pendente davanti alla Corte Costituzionale non era un processo contro la sua persona ma un giudizio su una legge. E’ collaterale il fatto che si sia sentito chiamato personalmente in causa l’autore di un impero costruito sull’illegalità e sullo shopping di chi viene chiamato a giudicarlo. Aveva messo tanto impegno per farsi fare questo dono da un Parlamento asservito alle sue disposizioni e i frutti di questo “impegno” sono stati annichiliti nei termini che ormai conosciamo. Lui, titolare del potere esecutivo, ha utilizzato il potere legislativo del Parlamento per ostacolare il potere giudiziario dei magistrati che tentano di far chiarezza sul suo passato alquanto torbido. Una vera e propria sovversione al principio della separazione dei poteri, teorizzata da Montesquieu, del quale avevo già parlato su queste pagine. In nessuna altra democrazia moderna avremmo mai assistito a una simile regressione verso scenari di dominio prepolitici o, addirittura, predemocratici.

Come è noto, il “lodo Alfano”, sospendeva i giudizi penali per le quattro alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Va da se che l’unico a usufruirne finora è stato lo stesso Silvio. Anche in questo caso un Utilizzatore finale. La sospensione comportava un “riguardo particolare” per quattro cittadini della nostra Repubblica. La Corte Costituzionale, ha semplicemente argomentato che, un tale trattamento di favore, contrasta con uno dei principi fondamentali incisi nella nostra Costituzione che, nell’articolo 3 sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Continua la Corte a sostenere come una tale deroga debba esser attuata solo modificando la Costituzione, ricorrendo dunque, a una legge costituzionale il cui iter d’approvazione è molto più lungo e complicato.

Cosa possiamo dunque evincere da questi rilievi?
Emerge, come un cazzotto in un occhio, l’ignoranza costituzionale e costituzionale di una delle “alte cariche dello Stato” che chiama anche una trasmissione del servizio pubblico televisivo per autocelebrarsi e insieme autoassolversi. Emerge la sua volontà di rivoluzionare l’assetto di potere disegnato dai nostri Padri costituenti. Non più una Repubblica democratica fondata sul lavoro ma uno stato cucito e ridisegnato sulle sue modeste ma pericolose misure. Emergono i suoi proclami e le sue velleità di divenire un intoccabile solo perchè investito dal voto popolare, immemore del fatto che, allo stato attuale delle cose, il suo Governo continua a dipendere dal Parlamento. Emerge la fatica di un paese ad uscire dall’apnea nel quale è stato sprofondato dal Pifferaio magico. L’incantatore di serpenti che, acquistando pubblicità, ha arruolato come elettori un gregge di erbivori televisivi,ha dovuto solo trasformare l’Italia e farne il suo orto personale.

Emerge, e lo dico con molto sollievo, che nonostante tutto, viviamo ancora in uno stato di Diritto. Nell’Italia del 2009 non tutto si può acquistare o ricattare. Emerge l’uguaglianza di tutti i cittadini. Emerge un assetto di poteri che, sebbene messo a dura prova, regge alle spallate sferzate dal populista che non sa nulla dell’ars gubernandi. Emerge la lungimiranza di chi scrisse per noi la Costituzione e il desiderio di rivedere nei palazzi della politica, personalità eminenti come quelle. Il nostro è stato un paese che ha generato grandi giuristi. Non vogliamo lasciare che questa tradizione prosegua sotto il nome di Angelino Alfano.

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