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Lamentazione lunedì 5 ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Sicilia.
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Prima di scrivere di ciò che in questo momento mi sta più a cuore, consentitemi una piccola parentesi sulla manifestazione di sabato scorso in difesa della libertà di stampa. E’ stata una bella giornata fatta da bella gente. Come ha scritto Scalfari, non una folla ma un popolo. Non eravamo una massa indistinta di persone, convocate dal GrandeComunicatore in un palazzetto italiano con scenografie costose e di plastica. No! Siamo stati un popolo unito dal desiderio di libertà. La nostra presenza ha fatto da scenografia. Le nostre idee hanno riempito la piazza. Ho visto lì l’Italia migliore e l’ho amata. Non mi sono sentito solo. Sono stato un farabutto e un farsista e così deve aver pensato il direttore del Tg1 Minzolini che, nel suo editoriale andato in onda durante il tg delle 20.00, ha preso le distanze dai 300.000 manifestanti di Piazza del Popolo. Distruggendo l’ormai fragile idea di un tg istituzionale, ha schierato il giornale che dirige sulle stesse posizioni di Capezzone che aveva blaterato agli stessi microfoni pochi secondi prima. Due esempi di prostituzione intellettuale che fanno scuola. Proprio come gradisce l’Utilizzatore finale!

All’inizio della stessa manifestazione, è stato osservato un minuto di silenzio per la tragedia siciliana. Una strage annunciata se è vero che già due anni fa, la natura violentata, fece le prove generali per quel che è accaduto venerdi scorso. Una strage annunciata perchè non si è avuto alcun riguardo alla sicurezza degli abitanti. Una strage dalle dimensioni incalcolabili dal momento che la conta delle vittime va costantemente aggiornata. Una strage che si poteva evitare.

Le giornate successive alla tragedia ci hanno mostrato anche le iniquità della politica che ci governa. Un vero e proprio sciacallaggio che non ha avuto pietà alcuna delle vittime e di chi, ancora adesso, scava a mani nude nel fango per ritrovare i cadaveri dei propri cari. A Messina è stato subito inviato Bertolaso, quello che molti indicano come l’uomo della Provvidenza e ieri, dopo un sabato sera al cinema con Bossi e i suoi comari, è arrivato anche il premier Bellachioma. Promettono miracoli ma i loro miracoli non faranno resuscitare i morti, vittime di un  sistema che sottovaluta i rischi. La frase che riassume meglio di tutte le altre questo concetto l’ha pronunciata il ministro Matteoli. Sostiene che, poichè i fondi a disposizione non consentono di azzerare il rischio idrogeologico di molte zone d’Italia, tantovale costruire il Ponte sullo Stretto. Mi chiedo: non è forse demenza senile, questa?

Siamo al paradosso. Ancora una volta la mia Sicilia, la nostra Italia, si ritrovano a piangere delle vittime innocenti. Vittime di una natura che non perdona i soprusi che subisce. Una natura che può però essere domata (ma ciò non è accaduto). Una natura che è metafora di un potere politico che difende interessi particolari e piccoli e, per far ciò, è pronta a travolgere tutto ciò che la ostacola e offende. Si, questa è una lamentazione! Lamento di un popolo che negli ultimi cinquant’anni ha visto morire troppi figli. Lamento di un popolo che vive in una terra viva che, più di ogni altra terra, respira, si scuote, s’incazza. Basta ricordare la frana di Agrigento, il terremoto della valle del Belice, quello di Siracusa, quello che sterminò la popolazione messinese cent’anni fa, i continui sussulti dell’Etna e via dicendo. Questa è una terra viva e le coscienze siciliane non possono continuare a rimaner mute o morte. Stiamo vivendo una tragedia che ci tocca da vicino. Non sottovalutiamola come sta accadendo in tutta Italia. Non si tratta di una strage di serie B. Facciamoci sentire. Nonostante tutto il dolore che abbiamo dentro, dovremmo essere incazzati!

**************

Ho trovato commoventi le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, desidero riportarle qui perchè sono un invito alla solidarietà spirituale, quantomeno.

Carissimi Agrigentini, in questo momento di dolore per la tragedia che ha colpito i miei amici di Messina, busso ai vostri cuori perché la vostra preghiera e il vostro affetto li faccia sentire meno soli. Il mio cuore è pieno di tristezza. Le immagini televisive riportano nella mia stanza luoghi ora irriconoscibili, ma soprattutto i volti conosciuti, bagnati di lacrime e segnati dalla paura e dall’angoscia, di gente che ho incontrato e che il Signore ha affidato anche alle mie cure pastorali. Ripenso agli abitanti di Giampilieri quando la frana di due anni fa segnò la loro vita e li riempì di quella paura che ancora albergava nel loro cuori. Ora impotente li vedo crocifissi nel loro dolore. Sono fratelli che porto nel cuore, come porto voi. Voi siete ora la mia nuova famiglia, ma come vi ho detto quando sono arrivato ad Agrigento, loro, da quel giorno, sono i vostri nuovi fratelli che incontrate nel cuore del vostro Vescovo. La carità della preghiera è il modo più vero per mettersi accanto. Non fatela mancare. Ne hanno bisogno. Vi ringrazio e vi abbraccio.

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