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Cronache di un’Italietta lunedì 28 settembre 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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la-mafia-uccideGli idioti non mancano mai e in questa piccola Italia, abbondano. La lezione dell’illustre senatore Marcello Dell’Utri, ha attecchito alla perfezione in questo Paese che non esita a ostentare la sua mediocrità. Qualche anno fa, il senatore, amico dell’Utilizzatore finale, definì il mafioso Vittorio Mangano (già stalliere presso la tenuta del Cavaliere ad Arcore), un “eroe”. Le cronache di questi ultimi giorni, ci riportano alcuni esempi di immaturità civica che più o meno direttamente, prendono spunto da un simile tentativo di revisione-rimozione della memoria e dell’impegno antimafia.

Il 9 settembre scorso, il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere la targa che dedicava la biblioteca civica a Peppino Impastato. Venerdi notte, alla vigilia di una manifestazione di protesta, lo sfregio operato da ignoti che hanno sradicato l’ulivo piantato quel 3 giugno del 2008 quando Ponteranica, decide di ricordare anche così il giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

A Napoli, oggi, un gruppo di lavoratori degli ex consorzi che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ha deciso di protestare esibendo uno striscione di dubbio gusto che inneggiava ai Casalesi.

Ad Agrigento, Gioacchino Sferrazza, imprenditore e patron della locale squadra di calcio, dedica la vittoria dell’Akragas al suo amico fraterno Nicola Ribisi. Peccato che questo amico sia un rampollo della criminalità organizzata, arrestato nella notte tra il 17 e il 18 settembre per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, l’uomo stava cercando di ricostituire la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro con il beneplacito del boss Bernardo Provenzano. Nel curriculum criminale di Ribisi, ha un peso determinante anche il suo “pedegree”. Uno zio, infatti, fu coinvolto negli omicidi dei giudici Saetta e Livatino e in quello del maresciallo Giuliano Guazzelli.

Non è la prima volta che da queste pagine, giunge un richiamo al rispetto della memoria contro ogni manipolazione della verità. Persone come Mangano o lo stesso Ribisi, non sono definibili come eroi nè meritano di ricevere dediche. Gli eroi sono coloro che hanno perso la vita o si impegnano nella lotta al sistema delle criminalità organizzate. L’Italia ha già il suo Pantheon e da li non verrà certo rimosso Peppino. Gesti e parole come quelli raccolti in questa galleria di idiozie, offendono un Paese che vuole emergere dalle paludi dell’illegalità e dimostrano come, i loro autori, siano indegni dei diritti conquistati con il sangue e il sudore dei veri Eroi.

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