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Galleggiatori o timonieri? martedì 29 maggio 2007

Posted by triskeles in Agrigento, Elezioni, Sicilia.
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Le elezioni amministrative si sono appena concluse e comincia il solito valzer di rivendicazioni. Come in uno scenario da Prima Repubblica chiunque ha vinto, anche chi non ha superato il 3%. E cominciano anche le rivendicazioni di chi vede il bicchiere mezzo vuoto e di chi lo vede, invece, mezzo pieno. Vorrei però tralasciare il panorama nazionale per concentrarmi su un dato esclusivamente locale.

La città di Agrigento ha voltato pagina.
Amministrata per decenni da giunte azzurre, domenica scorsa ha optato per il candidato a sindaco dell’Unione, Marco Zambuto. Per dovere di cronaca è giusto ricordare che questo avvocato, poco più che trentenne, fino allo scorso febbraio era il segretario provinciale dell’Udc proprio nel feudo elettorale del governatore Cuffaro.
Domenica scorsa, gli agrigentini lo hanno eletto nuovo Sindaco. Si è parlato per anni di autolesionismo agrigentino, di una condizione servile e incapace di critica e in effetti, non siamo poi così lontani dalla realtà.
Negli anni delle amministrazioni del centrodestra si era giunti a un immobilismo politico senza pari, un immobilismo capace di creare la figura del sindaco da manifestazione o da cerimonia, che era abile nell’indossare la fascia tricolore per la processione di San Calogero, ma incapace di indossare i panni del politico e far approvare i bilanci comunali.
Il ribaltone di questa tornata amministrativa può così esser visto come una ribellione, una spallata a questo metodo di governo capace di moltiplicare poltrone e di elargire ad amici consulenze onerose per i cittadini e si sono rivolti a quello che ormai viene visto come un comunista, un rosso. In realtà Marco Zambuto tutto è fuorchè un rosso nè potrà esserlo in un Consiglio Comunale dove potrà contare solo sui suoi otto consiglieri (su un totale di 30).

Ci piace immaginare che un giovane possa portare una nuova aria dal seggio più alto di Palazzo dei Giganti come il leggendario corridoio di Empedocle che garantì all’antica Akragas aria fresca e salutare.
Ci piace immaginare che tutto questo non finisca in una triste paralisi politica.
Ci piace immaginare che Zambuto non continui a ispirarsi ai suoi supporters politici così abili nello slalom tra diverse coalizioni.
Ci piace immaginare infine che gli agrigentini tornino a essere timonieri della propria città, che capiscano l’importanza del voto che è più di una merce di scambio.

Forse Agrigento non vuole più galleggiare o chissà… in fondo è difficile dirlo con certezza nella città di Pirandello dove, più che in ogni altro posto, ognuno è uno, nessuno e centomila
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