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Ricordando un uomo… martedì 22 maggio 2007

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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Il 23 maggio di quindici anni fa, tonnellate di tritolo poste sotto l’autostrada Palermo – Punta Raisi, mettevano fine alla vita di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della sua scorta.
Un attacco allo Stato che Cosa Nostra sferrava con una violenza sino ad allora inedita e che purtroppo si sarebbe ripetuta meno di due mesi dopo. La risposta dello Stato fu tanto esemplare quanto momentanea. Oggi assisteremo a tante commemorazioni celebrate da colletti bianchi. Non è da escludere che presenzierà anche chi il lavoro di quel giudice lo uccise prima del tritolo.

Ancora oggi la risposta politica si presenta, nella sua fragilità, inutile.
Si pensa che la soluzione, l’arma letale per Cosa Nostra possano essere leggi speciali ma l’esempio dei martiri della lotta alla mafia ci indica come l’unica risposta sia una vita esemplare.
Non le leggi speciali dunque ma una politica responsabile, irreprensibile.
Purtroppo questa politica non esiste. Si continua a gestire la Cosa Pubblica come una proprietà privata, creando una rete clientelare che non risolve i problemi dei cittadini ma li procrastina. Una politica alta che dovrebbe essere al servizio dei cittadini e invece è privilegio di pochi a scapito dei tanti. La politica odierna ci propone la figura mistica del governante da esaltare sconvolgendone la natura servizievole. E così i cittadini divengono sudditi quando non ottengono i loro diritti predeterminati ma li ricevono per grazia del governatore.

E’ vero, come sosteneva Leonardo Sciascia, che quella che si deve intraprendere è una battaglia culturale. Una lotta per accrescere il prestigio dello Stato e delle sue istituzioni sul territorio.
Don Pino Puglisi morì perché in una zona limite propose un modello di cittadinanza diverso da quello che i boss volevano. Tanti italiani che vivono in quartieri simili a Brancaccio, lottano quotidianamente per ottenere uno status di cittadini emancipandosi dalla sudditanza che li emargina.
Forse il modo migliore per celebrare queste figure oggi e anche domani, consiste nell’intraprendere questo cammino di spersonalizzazione delle istituzioni statali ma questo sarebbe un costo troppo alto per la politica di oggi.

Voglio concludere infine con una frase scritta da un bambino e appesa nell’albero di Falcone a Palermo che vidi qualche tempo fa: “Si può spezzare un fiore ma non si può impedire la primavera

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