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domenica 18 febbraio 2007

Posted by triskeles in DIRITTI umani, Italia.
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DICO, ENNESIMO SCONTRO
La Chiesa Cattolica e la Costituzione italiana. Quali limiti al dibattito?
Da qualche giorno assistiamo inermi alo scontro ideologico scatenato dall’approvazione, in Consiglio dei Ministri, del ddl Bindi-Pollastrini che disciplina diritti e dovere delle persone conviventi. I cosiddetti Dico. Mai, come in quest’ultimo periodo, avevamo assistito a uno scontro così frontale tra la politica italiana e la Chiesa Cattolica.Perfino Benedetto XVI è sceso direttamente in campo indicando il suo “no” ad ogni riconoscimento delle coppie di fatto, indicando a un diritto naturale discendente da Dio che stabilisce un ordine che non può esser superato da una qualsivoglia legge civile.

Gli ultimi anni ci avevano abituato a prese di posizioni così nette da parte della Chiesa Cattolica tanto da far parlare di “assurda ingerenza” o addirittura di una tentazione politica ma oggi ci troviamo di fronte a una situazione inedita. Il Card. Ruini ha già annunciato una nota della Chiesa Cattolica che sarà vincolante nei confronti di tutti i fedeli. Parlamentari compresi.Ovviamente noi siamo assolutamente in sintonia con una Chiesa che parli ai fedeli con parole di Misericordia e che non chiuda gli occhi davanti a situazioni discriminanti. Una Chiesa che sappia muoversi nel sociale e dialogare con esso. Purtroppo l’attivismo di questi giorni ci porta su una strada che è ben diversa. La Chiesa, oggi, non parla al sociale ma impone alla politica la sua morale, il suo pensiero.

Il recente richiamo di Papa Ratzinger al diritto naturale del Creatore al quale chiede di uniformare la nostra legislazione pone in crisi il nostro sistema di valori. Non più quelli positivizzati sessant’anni fa dai nostri padri costituenti ma un diritto morale discendente da Dio.Il fatto che si dichiari sovversiva una legge in contrasto con questo “diritto disceso dal Sinai” mette fuori legge un Governo, legittimamente eletto dal popolo. E il voler vincolare anche il voto dei Parlamentari con una nota ufficiale dei vescovi significa, non solo violare la sovranità di uno dei tre poteri dello Stato ma anche violare la loro libertà da ogni “vincolo di mandato”.

Il crescendo dei toni di questi ultimi giorni ha riportato in auge alcune tentazioni laiche quali quelle di modificare se non addirittura di abolire il Concordato. Finora occorre rilevare che la Chiesa non ha formalmente violato gli accordi concordatari e proposte di tal fatta sono fuori luogo. Ricordiamo che la nostra carta Costituzionale afferma la Sovranità e indipendenza di Stato e Chiesa “ciascuno nel proprio ordine” e l’espressione di pareri rientra non solo in quell’ambito di sovranità riconosciuto alla Chiesa Cattolica ma anche nella più ampia libertà di pensiero.

In questi giorni occorrerà uno scatto d’orgoglio da parte delle istituzioni Italiane che indubbiamente, nel legiferare, devono tener conto delle istanze della società e farne una saggia sintesi.Il testo presentato alle Camere risponde a questo requisito. Regola una situazione discriminatoria che un paese europeo e laico non può lasciare immutata. Forse in questo sta la sua grandezza. Nella sua misericordiosa buona volontà.
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