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S’è rotto il piffero Venerdì 9 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Resistenza.
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Il giocattolo si è rotto. Il pifferaio magico non ha funzionato o i topi, questa volta, si son fatti furbi. Dal pomeriggio di mercoledi, infatti, in molti attendono il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge conosciuta come “lodo Alfano”.
Il dispositivo della sentenza però è ormai noto a tutti. In molti l’hanno criticata. Primo tra tutti il nostro utilizzatore finale che non ha perso tempo a sfogarsi davanti alle telecamere, ricorrendo a un ritornello divenuto un classico del pensiero berlusconiano quando lo stesso Bellachioma si ritrova con le spalle al muro: toghe rosse, giornalisti rossi, Presidente della Repubblica comunista e via dicendo. Dimentica il Cavaliere che quello pendente davanti alla Corte Costituzionale non era un processo contro la sua persona ma un giudizio su una legge. E’ collaterale il fatto che si sia sentito chiamato personalmente in causa l’autore di un impero costruito sull’illegalità e sullo shopping di chi viene chiamato a giudicarlo. Aveva messo tanto impegno per farsi fare questo dono da un Parlamento asservito alle sue disposizioni e i frutti di questo “impegno” sono stati annichiliti nei termini che ormai conosciamo. Lui, titolare del potere esecutivo, ha utilizzato il potere legislativo del Parlamento per ostacolare il potere giudiziario dei magistrati che tentano di far chiarezza sul suo passato alquanto torbido. Una vera e propria sovversione al principio della separazione dei poteri, teorizzata da Montesquieu, del quale avevo già parlato su queste pagine. In nessuna altra democrazia moderna avremmo mai assistito a una simile regressione verso scenari di dominio prepolitici o, addirittura, predemocratici.

Come è noto, il “lodo Alfano”, sospendeva i giudizi penali per le quattro alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Va da se che l’unico a usufruirne finora è stato lo stesso Silvio. Anche in questo caso un Utilizzatore finale. La sospensione comportava un “riguardo particolare” per quattro cittadini della nostra Repubblica. La Corte Costituzionale, ha semplicemente argomentato che, un tale trattamento di favore, contrasta con uno dei principi fondamentali incisi nella nostra Costituzione che, nell’articolo 3 sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Continua la Corte a sostenere come una tale deroga debba esser attuata solo modificando la Costituzione, ricorrendo dunque, a una legge costituzionale il cui iter d’approvazione è molto più lungo e complicato.

Cosa possiamo dunque evincere da questi rilievi?
Emerge, come un cazzotto in un occhio, l’ignoranza costituzionale e costituzionale di una delle “alte cariche dello Stato” che chiama anche una trasmissione del servizio pubblico televisivo per autocelebrarsi e insieme autoassolversi. Emerge la sua volontà di rivoluzionare l’assetto di potere disegnato dai nostri Padri costituenti. Non più una Repubblica democratica fondata sul lavoro ma uno stato cucito e ridisegnato sulle sue modeste ma pericolose misure. Emergono i suoi proclami e le sue velleità di divenire un intoccabile solo perchè investito dal voto popolare, immemore del fatto che, allo stato attuale delle cose, il suo Governo continua a dipendere dal Parlamento. Emerge la fatica di un paese ad uscire dall’apnea nel quale è stato sprofondato dal Pifferaio magico. L’incantatore di serpenti che, acquistando pubblicità, ha arruolato come elettori un gregge di erbivori televisivi,ha dovuto solo trasformare l’Italia e farne il suo orto personale.

Emerge, e lo dico con molto sollievo, che nonostante tutto, viviamo ancora in uno stato di Diritto. Nell’Italia del 2009 non tutto si può acquistare o ricattare. Emerge l’uguaglianza di tutti i cittadini. Emerge un assetto di poteri che, sebbene messo a dura prova, regge alle spallate sferzate dal populista che non sa nulla dell’ars gubernandi. Emerge la lungimiranza di chi scrisse per noi la Costituzione e il desiderio di rivedere nei palazzi della politica, personalità eminenti come quelle. Il nostro è stato un paese che ha generato grandi giuristi. Non vogliamo lasciare che questa tradizione prosegua sotto il nome di Angelino Alfano.

La legge è uguale anche per lui Mercoledì 7 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Italia.
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Mi perdoni Travaglio se ho copiato il titolo del suo post ma non potevo fare altrimenti. E’ una gioia notare come, nonostante tutto, viviamo ancora in uno Stato di diritto. La legge è uguale per tutti e la costituzione materiale che vuol creare l’utilizzatore finale non esiste. Già la chiamano sentenza politica ma in realtà è solo una sentenza dettata dal buonsenso. Grazie alla Corte Costituzionale. Riporto il comunicato stampa rilasciato dalla corte stessa.

La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.

Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

Ripasso di Diritto Costituzionale Lunedì 5 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Embrioni di regime, Italia.
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Come è noto, domani, la Corte Costituzionale deciderà della legittimità del cosidetto lodo Alfano, la legge che consente a quattro cittadini di delinquere liberamente. Riporto alcuni articoli della nostra Carta fondamentale per ripassare un po insieme a voi.

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 Art. 134. La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Art. 135. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. [...]

Art. 136. Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Lamentazione Lunedì 5 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Sicilia.
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Prima di scrivere di ciò che in questo momento mi sta più a cuore, consentitemi una piccola parentesi sulla manifestazione di sabato scorso in difesa della libertà di stampa. E’ stata una bella giornata fatta da bella gente. Come ha scritto Scalfari, non una folla ma un popolo. Non eravamo una massa indistinta di persone, convocate dal GrandeComunicatore in un palazzetto italiano con scenografie costose e di plastica. No! Siamo stati un popolo unito dal desiderio di libertà. La nostra presenza ha fatto da scenografia. Le nostre idee hanno riempito la piazza. Ho visto lì l’Italia migliore e l’ho amata. Non mi sono sentito solo. Sono stato un farabutto e un farsista e così deve aver pensato il direttore del Tg1 Minzolini che, nel suo editoriale andato in onda durante il tg delle 20.00, ha preso le distanze dai 300.000 manifestanti di Piazza del Popolo. Distruggendo l’ormai fragile idea di un tg istituzionale, ha schierato il giornale che dirige sulle stesse posizioni di Capezzone che aveva blaterato agli stessi microfoni pochi secondi prima. Due esempi di prostituzione intellettuale che fanno scuola. Proprio come gradisce l’Utilizzatore finale!

All’inizio della stessa manifestazione, è stato osservato un minuto di silenzio per la tragedia siciliana. Una strage annunciata se è vero che già due anni fa, la natura violentata, fece le prove generali per quel che è accaduto venerdi scorso. Una strage annunciata perchè non si è avuto alcun riguardo alla sicurezza degli abitanti. Una strage dalle dimensioni incalcolabili dal momento che la conta delle vittime va costantemente aggiornata. Una strage che si poteva evitare.

Le giornate successive alla tragedia ci hanno mostrato anche le iniquità della politica che ci governa. Un vero e proprio sciacallaggio che non ha avuto pietà alcuna delle vittime e di chi, ancora adesso, scava a mani nude nel fango per ritrovare i cadaveri dei propri cari. A Messina è stato subito inviato Bertolaso, quello che molti indicano come l’uomo della Provvidenza e ieri, dopo un sabato sera al cinema con Bossi e i suoi comari, è arrivato anche il premier Bellachioma. Promettono miracoli ma i loro miracoli non faranno resuscitare i morti, vittime di un  sistema che sottovaluta i rischi. La frase che riassume meglio di tutte le altre questo concetto l’ha pronunciata il ministro Matteoli. Sostiene che, poichè i fondi a disposizione non consentono di azzerare il rischio idrogeologico di molte zone d’Italia, tantovale costruire il Ponte sullo Stretto. Mi chiedo: non è forse demenza senile, questa?

Siamo al paradosso. Ancora una volta la mia Sicilia, la nostra Italia, si ritrovano a piangere delle vittime innocenti. Vittime di una natura che non perdona i soprusi che subisce. Una natura che può però essere domata (ma ciò non è accaduto). Una natura che è metafora di un potere politico che difende interessi particolari e piccoli e, per far ciò, è pronta a travolgere tutto ciò che la ostacola e offende. Si, questa è una lamentazione! Lamento di un popolo che negli ultimi cinquant’anni ha visto morire troppi figli. Lamento di un popolo che vive in una terra viva che, più di ogni altra terra, respira, si scuote, s’incazza. Basta ricordare la frana di Agrigento, il terremoto della valle del Belice, quello di Siracusa, quello che sterminò la popolazione messinese cent’anni fa, i continui sussulti dell’Etna e via dicendo. Questa è una terra viva e le coscienze siciliane non possono continuare a rimaner mute o morte. Stiamo vivendo una tragedia che ci tocca da vicino. Non sottovalutiamola come sta accadendo in tutta Italia. Non si tratta di una strage di serie B. Facciamoci sentire. Nonostante tutto il dolore che abbiamo dentro, dovremmo essere incazzati!

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Ho trovato commoventi le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, desidero riportarle qui perchè sono un invito alla solidarietà spirituale, quantomeno.

Carissimi Agrigentini, in questo momento di dolore per la tragedia che ha colpito i miei amici di Messina, busso ai vostri cuori perché la vostra preghiera e il vostro affetto li faccia sentire meno soli. Il mio cuore è pieno di tristezza. Le immagini televisive riportano nella mia stanza luoghi ora irriconoscibili, ma soprattutto i volti conosciuti, bagnati di lacrime e segnati dalla paura e dall’angoscia, di gente che ho incontrato e che il Signore ha affidato anche alle mie cure pastorali. Ripenso agli abitanti di Giampilieri quando la frana di due anni fa segnò la loro vita e li riempì di quella paura che ancora albergava nel loro cuori. Ora impotente li vedo crocifissi nel loro dolore. Sono fratelli che porto nel cuore, come porto voi. Voi siete ora la mia nuova famiglia, ma come vi ho detto quando sono arrivato ad Agrigento, loro, da quel giorno, sono i vostri nuovi fratelli che incontrate nel cuore del vostro Vescovo. La carità della preghiera è il modo più vero per mettersi accanto. Non fatela mancare. Ne hanno bisogno. Vi ringrazio e vi abbraccio.

Exultet Venerdì 2 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Resistenza.
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Exultet

Tra il serio e il faceto ci stanno tanti motivi per esultare. Il dominus incontrastato, signore di questa provincia italica e imperatore indiscusso dell’etere è la cagione principale. Le conseguenze del suo operato sono sotto gli occhi di tutti. Ognuno ha i suoi motivi per indignarsi e/o esultare.

In alto gli scudi! Arriva lo scudo. Evasori, farabutti, ladroni e falsificatori di bilanci, siate i benvenuti. L’Italia è il vostro Paese, potete pure tornare adesso che molti vostri colleghi si sono dati da fare e non dimenticate di portare con voi il bottino, la refurtiva. La lotta ai paradisi fiscali che il governo dell’Utilizzatore finale dice di condurre, è una lotta alla concorrenza. Adesso non avrete bisogno di fuggire. Facciamo tutto da noi! I cosidetti “onesti”, forse adesso, seguiranno il vostro mirabile esempio. Era ora!

Finalmente anche noi poveracci ci siamo potuti permettere una serata in compagnia di una escort. Bastava pagare il canone Rai e mettersi sul divano a guardare la puntata di ieri di Annozero. Santoro fa una tv che è di servizietto pubblico invitando la meretrice di Silvio, Patrizia D’Addario. Lui, forse in preda a un feroce attacco di gelosia, si dice “indignato”. Non si capisce se a indignarlo sia il prezzo irrisorio che abbiamo pagato o il fatto che lui, per averla nel lettone di Putin, ha dovuto riempirle una busta con svariate migliaia di Euro. Ciò che più conta, però, è che questa occasione ci ha dato la possibilità di condividere con il premier anche una delle sue donne. Tranquillo Silvio! Santoro, a confronto con te, ha fatto una figuraccia. La poverina stava li con gli occhi lucidi, probabilmente nostalgica delle notti di fuoco trascorse a palazzo Grazioli.

I farabutti italici, convocati dalla Federazione nazionale della stampa italiana, scenderanno in piazza del Popolo a Roma, domani alle 15.30. Con loro manifesteranno i partecipanti alla congiura che tenta di far fuori il premier Bellachioma sulla scia del successo riscosso dall’appello di tre giuristi italiani e sottoscritto da undici premi Nobel, personalità dal mondo dello spettacolo, dello sport, della cultura e più di 450.000 cittadini comuni. Ci sarà anche quel farabutto di Saviano che oggi ha scritto un articolo intitolato Cosa vuol dire libertà di stampa e sento il dovere di segnalarvelo!

Noi sappiamo cosa sia la libertà di stampa. Per difenderla saremo in piazza con lui e con tante altre persone, mostreremo al mondo quanto siamo farabutti. Quel mondo che si chiede come possiamo continuare a subire passivamente le malefatte dell’Utilizzatore finale e, ancor più incredulo, si chiede quando e dove finirà la sete di potere del nuovo don Consalvo Uzeda. Anche Triskeles scenderà in piazza per guardare gli occhi e le speranze di un’Italia che non vuol’essere nè donna di provincià nè bordello. Ce lo scriveremo in faccia. Saremo farabutti. Saremo tanti.

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Sei ancora in tempo per firmare l’appello dei giuristi per la libertà di stampa. Noi che lo abbiamo già fatto siamo più di 450.000 persone. Manchi tu e puoi rimediare cliccando sul banner seguente.

 

Cronache di un’Italietta Lunedì 28 Settembre 2009

Posted by triskeles in Antimafia, Fare memoria, Sicilia.
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la-mafia-uccideGli idioti non mancano mai e in questa piccola Italia, abbondano. La lezione dell’illustre senatore Marcello Dell’Utri, ha attecchito alla perfezione in questo Paese che non esita a ostentare la sua mediocrità. Qualche anno fa, il senatore, amico dell’Utilizzatore finale, definì il mafioso Vittorio Mangano (già stalliere presso la tenuta del Cavaliere ad Arcore), un “eroe”. Le cronache di questi ultimi giorni, ci riportano alcuni esempi di immaturità civica che più o meno direttamente, prendono spunto da un simile tentativo di revisione-rimozione della memoria e dell’impegno antimafia.

Il 9 settembre scorso, il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere la targa che dedicava la biblioteca civica a Peppino Impastato. Venerdi notte, alla vigilia di una manifestazione di protesta, lo sfregio operato da ignoti che hanno sradicato l’ulivo piantato quel 3 giugno del 2008 quando Ponteranica, decide di ricordare anche così il giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

A Napoli, oggi, un gruppo di lavoratori degli ex consorzi che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti in Campania, ha deciso di protestare esibendo uno striscione di dubbio gusto che inneggiava ai Casalesi.

Ad Agrigento, Gioacchino Sferrazza, imprenditore e patron della locale squadra di calcio, dedica la vittoria dell’Akragas al suo amico fraterno Nicola Ribisi. Peccato che questo amico sia un rampollo della criminalità organizzata, arrestato nella notte tra il 17 e il 18 settembre per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, l’uomo stava cercando di ricostituire la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro con il beneplacito del boss Bernardo Provenzano. Nel curriculum criminale di Ribisi, ha un peso determinante anche il suo “pedegree”. Uno zio, infatti, fu coinvolto negli omicidi dei giudici Saetta e Livatino e in quello del maresciallo Giuliano Guazzelli.

Non è la prima volta che da queste pagine, giunge un richiamo al rispetto della memoria contro ogni manipolazione della verità. Persone come Mangano o lo stesso Ribisi, non sono definibili come eroi nè meritano di ricevere dediche. Gli eroi sono coloro che hanno perso la vita o si impegnano nella lotta al sistema delle criminalità organizzate. L’Italia ha già il suo Pantheon e da li non verrà certo rimosso Peppino. Gesti e parole come quelli raccolti in questa galleria di idiozie, offendono un Paese che vuole emergere dalle paludi dell’illegalità e dimostrano come, i loro autori, siano indegni dei diritti conquistati con il sangue e il sudore dei veri Eroi.

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Poche, semplici osservazioni Sabato 26 Settembre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime.
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E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale“. Sono le parole del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola. Proprio quello che definì Marco Biagi un rompicoglioni.

Voglio sollevare alcuni rilievi.

  • Se anche fossero veri i sondaggi che l’Utilizzatore finale sventola gioioso, il 68% del popolo italiano è con lui ma il restante 32% dissente dalle sue opinioni. Posto che tutti gli italiani paghino il canone, vi è una pluralità da rispettare. Io dissento dai suoi modi di fare e di pensare, quindi pretendo che esistano delle trasmissioni (come Annozero, Ballarò, Report, Parla con me?, Che tempo che fa) che soddisfino il mio essere un “diversamente omologato”.
  • La Rai è la televisione di Stato, controllata dai partiti. Dal punto di vista societario, essa è controllata dal Ministero dell’economia. Quella operata da Scajola è soltanto una censura. Il compito di vigilare sulla pluralità del servizio radiotelevisivo, spetta alle Camere. Purtroppo sappiamo dell’ignoranza istituzionale dei membri di questo Governo che ignorano come siano essi a dipendere dal Parlamento e non viceversa. Una prospettiva, la loro, che spesso li porta ad avocare a sè poteri che non gli competono.
  • Caro Scajola, Pruriti, spazzatura, infamia, porcherie sono tutte cose che il nostro Presidente sta gettando sulle Istituzioni con un comportamento non proprio da statista. Sarà pure il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto in 150 anni di storia (???) ma non trovo un suo predecessore che abbia riversato sul nostro Paese lo sdegno della comunità internazionale per una storiaccia di mignotte. Se la televisione ne parla non si tratta di farabutti ma solo di gente che fa il proprio mestiere, informando. Dovresti esser grato!

In conclusione, “farabutto” è chi fa il proprio mestiere informando i cittadini o chi opera censure?

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Assemblea Generale Giovedì 24 Settembre 2009

Posted by triskeles in Uncategorized.
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La giornata di ieri all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha mostrato al mondo un “campionario” variegato di personaggi.

Il momento migliore è stato senza dubbio il discorso illuminato (as usual) di Barack H. Obama il quale fonda la strategia di un domani migliore su quattro pilastri: disarmo nucleare, pace in Medio Oriente, risanamento ambientale e crescita economica sostenibile.

Poi è stata la volta anche di Gheddafi, il quale, impadronitosi del podio, ne ha approfittato per lanciare i suoi deliranti strali. Un’ora e trentacinque minuti di sproloquio durante il quale non ha perso l’occasione per additare l’Italia come un esempio da seguire a proposito di risarcimenti miliardari alle ex colonie. Non so quanto prestigio possa celarsi dietro questo riconoscimento. Dal momento che stava parlando di Italia, ha deciso di strappare la Carta delle Nazioni Unite ispirandosi al suo amico Bellachioma (lui lo fece con il programma dei suoi avversari, durante la scorsa campagna elettorale), salvo desistere dal suo intento e decidere di lanciare la stessa Carta al banco di Presidenza.

Il piacere del podio non è neppure stato negato al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad che ha attaccato duramente Israele, provocando una clamorosa protesta di numerose delegazioni occidentali. Le sue posizioni negazioniste sono note a tutti, erano attese e ci sono state.

Anche il nostro “Utilizzatore-finale-di-donne-dai-facili-costumi” ha potuto parlare all’Assemblea Generale ma altri avevano già attinto al serbatoio delle sue idee. Obama ha detto quel che voleva dire lui, rubandogli le parole; Gheddafi voleva strappare la Carta dell’Onu e Ahmadinejad denunciava l’esistenza di una lobby sionista che vuol farlo fuori. A lui non è rimasto che gettare alle ortiche l’amicizia con l’amico George e il suo unilateralismo della forza salvo poi convertirsi al “plurilateralismo pragmatico” di Obama. Poi tutti a far festa (ma questa volta niente minorenni) per la laurea della figlia.

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Here we are again Lunedì 21 Settembre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Resistenza.
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Ci risiamo… e purtroppo non è una buona notizia. Già da tanto tempo parlavo di una deriva culturale e totalitaria cui ci sta conducendo la maggioranza attualmente al governo e il nostro Paese sembra ben lieto di abbandonarsi a questo delirio. In fondo è molto comodo che “altri” si occupino della cosa pubblica! E’ già successo in passato e adesso non vorrei dire davvero “ci risiamo”. I segnali premonitori ci sono quasi tutti: coscienze messe a tacere, informazione asservita al potere, magistratura sotto tiro, ronde. La scorsa settimana, prima della tragedia italiana di Kabul, abbiamo assistito all’ennesimo atto di ostentazione di potere (vedi alla voce “sciacallaggio”), andato in onda dal salotto del Maggiordomo, per consentire il quale, sono stati stravolti i palinsesti di tutte le emittenti nazionali. Era necessario, nell’intenzione dell’Egoarca (geniale definizione coniata dal giornalista D’Avanzo di Repubblica), per recuperare il consenso perduto durante un’estate di indagini che ci hanno svelato i suoi “altarini”. Dalle feste con minorenni ai festini a base di cocaina e mignotte; dall’attacco mosso dal suo Giornale al direttore di Avvenire ai suoi difficili rapporti con la Santa Sede. Nell’immaginario italiano, nulla di tutto ciò esiste. Quel che, all’estero, è divenuto motivo di scandalo e indignazione, qui viene taciuto dai media e quindi ignorato dai più. Gli altoparlanti del regime, e con essi le televisioni (che ricordano quelle del regime del Grande Fratello orwelliano), trasmettono a reti unificate la sua orgia di potere. Narrano le gesta epiche del Cavaliere di Hardcore che regala crociere e case ai poveri terremotati d’Abruzzo, risolve le crisi internazionali in un batter d’occhio, porta i marziani su Saturno e ricostruisce il Tempio di Gerusalemme in due giorni e mezzo.

Mi piace raccontare però di un’Italia diversa, che riflette e che si indigna ancora, nonostante tutto. Perchè quest’Italia (r)esiste, nelle persone che, con spirito critico, guardano fuori dalla propria finestra, fissando lo sguardo sui nostri tempi; nelle persone che scenderanno in piazza, il 3 ottobre, per difendere la libertà di stampa nel nostro Paese; nelle persone che rifiutano la televisione propagandista divenuta un contraccettivo del libero pensiero; nelle persone definite, dal sempre più mediocre Brunetta, una élite di merda. Per questi e tanti altri motivi è necessario affermare che “ci risiamo“. In questa esclamazione non voglio leggere solo la rassegnazione per la deriva populista che stiamo subendo ma anche la speranza che noi resistenti non siamo pochi.

Ci siamo e ci risiamo perchè dopo una lunga vacanza estiva ritorna Triskeles e, anche quest’anno, si farà opposizione e resistenza morale.

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Castelli (e illusioni) di sabbia Mercoledì 29 Luglio 2009

Posted by triskeles in Agrigento, Sicilia.
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La Guardia di Finanza di Agrigento, dopo mesi di indagini, ha provveduto al sequestro dell’ospedale San Giovanni di Dio. E’ stato disposto un tempo di trenta giorni per sgomberare l’intero stabile. Il motivo? E’ stato costruito con la sabbia. Diligenti costruttori si sono messi d’impegno a costruire un nosocomio fasullo, della stessa consistenza di uno di quei castelli che  “edificano” sulla riva con i propri bambini. Ci si chiede che si farà adesso ed è un quesito fondamentale se si considera che l’ospedale sequestrato è l’unico ospedale della città.

Quel che stupisce è però il silenzio assordante con il quale l’intera vicenda è stata accolta. Quasi che la coscienza civile degli agrigentini sia stata dichiarata clinicamente morta. Come se la notizia riguardasse solo i degenti attuali del nosocomio.

Da anni, Agrigento, occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita nelle città italiane. Direi che le occupa quasi orgogliosamente. Nessun sussulto d’orgoglio. Solo la felicità di ciò che di futile si possiede o la rassegnazione umiliante di vivere nella propria miseria. Cittadini che hanno ereditato dal passato glorioso (che ignorano totalmente) l’orgoglio che era giustificato 2400 anni fa. Convinti di vivere, sopravvivono e non si accorgono che il mondo e il loro atteggiamento li spingono verso la periferia del mondo moderno e avanzato. Illusioni che sono destinate a rovinare clamorosamente perchè le loro basi sono fragili, di sabbia! Come quel dannato ospedale, inaugurato cinque anni fa i cui lavori cominciarono 30 anni fa. Un ospedale relegato alla periferia perchè i modaioli, i viveur, non vedessero la sofferenza e la malattia. E’ un vizio di molti allontanare ciò che è reale perchè distruggerebbe l’illusione di una vita. Adesso quelle illusioni cominciano a cadere. La sabbia può coprire le vergogne ma non edificarle perchè, puoi giurarci, prima o poi verrà giù. Parafrasando Empedocle, che intorno al 410 a.C. aveva tutti i titoli per affermare una cosa simile, si può dire che gli agrigentini “vivono nel lusso come se dovessero morire l’indomani, mentre si costruiscono ospedali come se non dovessero averne mai bisogno”.

Note: 1) Sicuramente molti benpensanti si sentiranno offesi da un simile post. Molti hanno motivo di farlo ma è anche a causa loro se ci si ritrova in un simile degrado che è soprattutto culturale. Una prova di ciò la si può trovare nel numero di librerie (non scolastiche) che si possono trovare ad Agrigento. Paragonate poi questo numero ridicolo e irrisorio con il numero di negozi d’alta moda, con quello di attività di svago non proprio culturali, con qualsiasi altra attività banale e futile.

2) Consiglio di leggere un altro illuminante articolo di Pietro Fattori su InfoAgrigento.it