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Die Mauer ist weg Lunedì 9 Novembre 2009

Posted by triskeles in Estero, Fare memoria.
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“Il Muro non c’è più” è il grido che si levò a Berlino, vent’anni or sono. La stessa frase che oggi viene pronunciata in questa giornata durante la quale, la Germania ricorderà quella notte che fece cadere un’illusione, quella di poter dividere un popolo.

Ero appena un bambino quando cadde quella barriera e ricordo chiaramente le immagini trasmesse dalla tv con tutta quella gente che festeggiava ballando su quel Muro o prendendolo a picconate. Ma un bambino non sa, non capisce. Puoi dirgli che da una parte stavano i cattivi che non ti facevano scavalcare e dall’altra parte stavano i buoni che ti facevano avvicinare al muro e potevi anche farci su un disegno. Quel bambino crescerà e studierà (forse) che il Muro venne costruito dopo la seconda guerra mondiale per dividere l’Est dall’Ovest; che gli abitanti di Berlino est passarono dal dominio nazista al sopruso comunista e che, nonostante tutto, a Berlino ovest era ancora l’Occidente. Poi quel ragazzo maturerà e capirà.

Capirà che vent’anni fa nasceva la nuova Europa. Quel folle esperimento, nato dalle macerie create dal delirio nazifascista, è cresciuto nella propria autosufficienza, guardando con sospetto al di là del Muro, monumento della vergogna. La prima Europa era l’ultima terra libera d’Occidente. Il crollo della “cortina di ferro” aprì le porte del Vecchio continente ai paesi satellite del blocco ex comunista. Le istituzioni europee conobbero dunque da vicino, quei Paesi che avevano imparato a sconoscere durante i ventotto anni di vita del Muro.

Nel luglio del 2008, Barack Obama, recatosi a Berlino, ha ricordato il 9 novembre 1989. Ha ricordato il Muro caduto e quelli che ancora oggi resistono. «I muri tra vecchi alleati da una parte e l’altra dell’Atlantico non possono rimanere in piedi. I muri tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri non possono rimanere in piedi. Quelli tra le razze e le tribù, tra i nativi e gli immigrati; tra i cristiani, i musulmani e gli ebrei, non possono rimanere in piedi. Questi sono i muri da abbattere. Non possiamo permetterci di essere divisi. Nessuna nazione, non importa quanto grande e potente sia, può affrontare da sola le sfide del futuro. Partnership e cooperazione tra le nazioni non sono una scelta: sono il solo modo, l’unico modo per proteggere la nostra sicurezza comune e rilanciare il nostro pianeta».  Da Berlino si alzò l’invito del futuro Presidente degli Stati Uniti a creare ponti che superino le barriere, a costruire un nuovo mondo. Un mondo nel quale l’Europa riunificata possa giocare un ruolo di primissimo piano. Ecco perchè quella di oggi è una festa non solo per la Germania ma anche per l’Europa intera. Ce lo ricorda quel pezzo di Muro portato a Bruxelles e posto davanti l’ingresso del Parlamento Europeo. Memoria dunque ma anche impegno perchè ancora oggi, esistono dei muri difficili da abbattere. Cito solo il muro della censura cinese, quello di Guantanamo e quello nella Striscia di Gaza. Muri oltre i quali si nascondono reiterate violazioni dei diritti umani.

Sicuramente, questa sera, in tv vedremo le immagini delle celebrazioni e, insieme a queste, le immagini di vent’anni fa. Nessuno, oggi, griderà “Freiheit!” perchè la Libertà, ormai è entrata nel dna dei tedeschi e dell’Europa pacificata e unita. Se la notte del 9 novembre 1989 fu soprattutto la notte degli abitanti di Berlino est che poterono toccare, scavalcare e distruggere quel Muro senza morirne, oggi sarà sicuramente il giorno di cittadini che guardano ai muri del mondo come a qualcosa di superabile. Per dirla con Obama: “Persone del mondo guardate Berlino, dove il Muro è caduto e dove la storia ha provato che non c’è una sfida che non si può combattere per il mondo unito

La crociata delle ca##ate Domenica 8 Novembre 2009

Posted by triskeles in Italia.
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Nella guerra tra farisei e illuministi-laicisti, capita di sentire tante storielle assurde. Forse la ca##ata più grande è stata “poichè la bandiera europea, con le sue dodici stelle, è ispirata allo stellario della Madonna, per coerenza dovremmo cambiarla“. Ecco, io non conosco gli autori di simili idiozie balbettate orgogliosamente ma voglio rassicurare questi ferventi cattolici. In Europa vige già una sorta di par condicio. A voi, indefessi crociati, va la bandiera con le dodici stelle della Vergine, noi miseri miscredenti, ci accontentiamo dell’Inno alla gioia. Musica di Beethoven e testo di Friedrich von Schiller, massone.

Novità letterarie – il solito Vespa Venerdì 6 Novembre 2009

Posted by triskeles in Italia.
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Finalmente ci siamo! Puntuale come un herpes dopo i primi freddi dell’inverno, esce oggi in libreria il nuovo libro di Bruno Vespa, il portinaio della seconda serata di Raiuno. Sinceramente non ne avvertivo la mancanza. Quel che sentivo però era un fastidioso prurito ogni volta che le agenzie di stampa rilanciavano un’anticipazione. Piccole supposte da assumere quotidianamente, tre volte al giorno. Il Berlusconi-pensiero veniva annunciato dal suo messaggero che, salito sul monte Sinai, ha ricevuto le tavole della legge, il “verbo fatto nano”. Così, una supposta dopo l’altra, sappiamo tantissime cose su questo magnifico volume. Lo abbiamo già letto tutto. Adesso dovremo sorbirci lo stress da presentazione. Con la stessa posologia ci ritroveremo ad assumere notizie sulla presentazione svolta al Senato; presso l’università di Roma, la Sapienza; nella terremotata l’Aquila; tra il fango della frana di Scaletta Zanclea e Giampilieri; sott’acqua nello Stretto di Messina dove verrà innalzato il ponte delle mafie; a Torino davanti alla Sacra Sindone, esposta per l’occasione; sul carro trionfale del Festino di Santa Rosalia a Palermo; davanti i cancelli della sacra dimora di Arcore; nella capanna di Betlemme e sul Golgota, dove presenterà il volume brandendo un crocifisso. Ma abbiate fede! Tutto questo durerà fino a Natale. Arrivato gennaio, con nostro grande gaudio, tutte le copie invendute verranno ritirate e condotte al macero.

In conclusione mi pongo una domanda. Chissà chi sarà l’editore di questo caso letterario?

Un paese di farisei #2 Giovedì 5 Novembre 2009

Posted by triskeles in DIRITTI umani, Italia.
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Voglio ritornare sul caso della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Sul web, da Facebook a vari blog, tutti continuano a indignarsi. E’ possibile leggere frasi del tipo “Con tutta franchezza…vi diamo già tanto…se non vi sta bene andate ad elemosinare a casa vostra…un poco il c***o hanno rottto adesso!” (Scusa Paola se prendo ispirazione dalla tua bacheca). Inutile che stia qui a ribadire il giudizio che ho espresso ieri.

Leggevo ieri “Il Punto” di Stefano Folli su il Sole24ore il quale argomentava correttamente che una sentenza simile non farà altro che aumentare i consensi che confluiranno alla Lega Nord durante le prossime elezioni regionali. Il sunto del discorso è il seguente: loro sono i paladini della cristianità che lottano contro l’Europa laicista che ci impone di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche; i cittadini che hanno paura di una società multietnica voteranno per chi difende il nostro paese dall’avanzata illuminista.

Coloro che adesso stanno stracciandosi le vesti perchè vedono tradite le proprie radici cristiane, sono gli stessi che rinnegano ogni giorno il dovere della carità e dell’accoglienza cristiane respingendo i barconi pieni di disperati. Ecco perchè mi chiedo se la religiosità sia un vessillo o uno stile di vita. Nel paese dei farisei è solo una bandiera!

Un paese di farisei Mercoledì 4 Novembre 2009

Posted by triskeles in DIRITTI umani, Italia.
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Ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche viola la “libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e la libertà di religione degli alunni.”

La sentenza della Corte è stata subito come “laica” nell’accezione negativa di laicista. Le opposizioni sono state bipartisan. Tutti d’accordo nel leggere, tra le righe della pronuncia dei giudici di Strasburgo, una rimozione coatta di un simbolo identitario dell’Europa cristiana. Reazioni ignoranti del ruolo di questi stessi giudici chiamati a presiedere l’applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, scritta nel 1950 con il contributo fondamentale di cattolici quali De Gasperi che si guardarono bene dal conferire alla nascente Europa, un’identità religiosa che sarebbe stata motivo di divisione in un momento storico nel quale il desiderio di unione prevaleva.

Dunque, nella decisione della Corte europea, non v’è alcuna sottovalutazione del sentire religioso poichè essa tutela il diritto dei genitori a educare i propri figli secondo le loro convinzioni. Gli stessi giudici, garantiscono, con la loro decisione, equilibri difficili. Stefano Rodotà, su Repubblica, questa mattina ricorda il teorico del diritto Ronald Dworkin che sosteneva che “l’istituzione dei diritti è cruciale perchè rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignità ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far funzionare il diritto, dev’essere ancor più sincera“.

Emerge, in questa vicenda, la cavalcante ipocrisia di una classe politica, pronta a sniffare cocaina e andare a puttane e, al contempo, a stracciarsi le vesti come prefiche lautamente retribuite nel momento in cui viene intaccato un sentire religioso elettoralmente pesante e determinante. Ma cos’è per gli italiani il crocifisso? E’ un orpello da aggiungere a gioielli ipergriffati, un oggetto con il quale far giocare i giovani a scuola (a chi non è mai capitato di vederlo capovolto in aula?), feticcio di una fede proclamata a parole, come fanno i farisei. Nel nostro Paese, Dio, non ha pace. Viene utilizzato da crociati infedeli, osannato e incensato, in tutte le cattedrali e anche fuori, fino a dare l’idea di ritrovarci in una unica, grande chiesa dove il volume alto delle rivendicazioni religiose impedisce di innalzare una preghiera sincera. Una fede tutta esteriore, fatta di cilici, cerimonie pubbliche, concordati, battaglie per la vita e contro la scienza buona che la vita può generarla o restituirla.

Il nostro è il paese dei farisei cattolici e ferventi, il paese nel quale si invoca la  nazionalizzazione del vero e unico Dio, il Paese europeo con il maggior numero di consumatori di cocaina, di violatori di donne e minori e il record della corruzione. E allora propongo una cosa semplice. Volete tenere il crocifisso? E sia! ma accanto appendiamo i principi fondamentali della nostra Repubblica, incisi in maniera indelebile nei primi articoli della nostra Costituzione. Impareremo da bambini che il nostro è uno Stato laico dove “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge“. Quanto ai farisei, non mi resta che consigliar loro una lettura: Matteo 23, 1-39

I siciliani e la “Festa dei Morti” Lunedì 2 Novembre 2009

Posted by triskeles in Sicilia, Varie e Personali.
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In questo giorno particolare, nel quale la Chiesa ricorda tutti i fedeli defunti, lontano dalla mia terra, dai rituali che accompagnano questa giornata, ho riflettuto sul sentimento che la morte proietta sui siciliani.

Guardavo, qualche giorno fa, un film di Pedro Almodóvar che ambientava la prima scena in un cimitero spagnolo dove, donne, madri, vedove, orfane, con devota accortezza pulivano le tombe dei propri cari. La stessa cosa che accade nei cimiteri siciliani nei giorni precedenti la ricorrenza dei defunti. Come se ci si volesse prender cura di una persona non autosufficiente, pulendola per bene per prepararla a ricevere una visita. Ancora oggi, gli anziani sono lì, adempienti a questa visita che non è una cortesia ma un dovere, con la seggiola davanti ai colombai, alle tombe, un rispetto per i propri cari che hanno lasciato un vuoto nella propria esistenza. Un desiderio di comunità e continuità.

E’ un legame forte quello intercorrente tra i siciliani e la morte. Un legame che porta il Principe di Salina, nel Gattopardo, ad attendere “la giovane signora” con trepidazione, un arrivo che non sa quando si verificherà. Un’ansia che diviene amore per le stelle, con la loro luce e il loro ordine, vengono considerate come l’opposto della confusione della storia umana. E’ a Venere che Don Fabrizio si rivolge chiedendosi “Quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero nella propria regione di perenne certezza?” Un desiderio di ordine che diviene desiderio della morte, momento nel quale cessa ogni incognita. Una continua preparazione a morire, “quasi uno scontare la morte vivendo“. Don Fabrizio attende la signora delle certezze, il nipote lo rimprovera per questo “Tu, zione, corteggi la morte“, forse perchè incapace di coglierne il significato reale a causa della giovane età. Ecco dunque che nasce il desiderio di esorcizzarla, conoscendola. Familiarizzando con essa e con quella comunità di persone che hanno già intrapreso il cammino della morte. Anche per questo motivo, prima ancora della globalizzazione che ha portato anche a noi la festa di Halloween, in Sicilia, la notte tra il primo e il due novembre, i bambini “ricevono la visita” dei propri defunti che portano doni, dolcetti e i pupi di zucchero, paladini e principesse glassate che rinsaldavano memorie rinfrescando le anime dei familiari che s’erano già congedati dalla vita e dal mondo. Sono i morti a cibare i vivi, che la vita senza la morte manco ci sarebbe. Il giorno dei morti serve a render docili i bambini che, stringendo dolciumi e giocattoli, si recano felici a ringraziare nonni, bisnonni e avi vari ed eventuali, al cimitero. Quella che si celebra non rimane una mera ricorrenza ma viene trasfigurata in una festa da trascorrere in mezzo all’odore di crisantemi e della cera dei lumini devotamente accesi.

La morte non rimane dunque un traguardo o un limite invalicabile ma diviene un sonno che non ostacola i sentimenti. Una perpetuazione reciproca dell’amore nutrito e ricambiato durante la vita terrena. La morte e il sonno fanno parte del dna siciliano, si confondono tra loro e generano sogni che, altri non sono, che un cronico desiderio di immobilità. E’ sempre Don Fabrizio a dichiararlo a Chevalley, in una pagina memorabile de “Il Gattopardo”.

Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebberò venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perchè è morto”.

Statistiche Domenica 1 Novembre 2009

Posted by triskeles in Varie e Personali.
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Guardando le statistiche delle visite al nostro blog, ho soffermato la mia attenzione su un particolare. Il pannello di controllo consente di vedere le parole digitate, nei motori di ricerca, dai visitatori per trovare il blog. Il termine più uilizzato (una media di 15 volte OGNI giorno) è “pompino“. Un termine (poco delicato!) che è stato utilizzato in un solo post intitolato “Pompinocrazia“. Preso dalla curiosità ho digitato la parola su Google e spulciando tra i risultati della ricerca, arrivato alla quarantanovesima pagina, tra annunci improbabili, video di insegnanti e consigli su come farli al meglio, non avevo ancora trovato il link in questione. Io ho rinunciato a proseguire nella ricerca, altri, magari più devoti a queste pratiche, non si perdono d’animo.

Sono consapevole che questo sia un post abbastanza inutile ma avevo il piacere di comunicarlo ai lettori assidui e di ringraziare questi visitatori occasionali. Un consiglio: ogni tanto, provate a digitare altro sui motori di ricerca. Internet offre spunti più interessanti e materiali più impegnati intellettualmente. Io stesso, non sto qui a scrivere solo di sesso orale come pratica per fare carriera!

Cloaca Maxima Sabato 31 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Italia.
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I giornali e le trasmissioni tv, in questi ultimi giorni, hanno puntato i loro riflettori sul mondo dei transessuali in seguito allo scandalo-Marrazzo. Silvio ha giocato, in questa partita, un ruolo di primo piano. Lui e i suoi giornali sono i ricettatori della spazzatura (illegale), prodotta da una classe dirigente mediocre. In tutto questo dispiegarsi di paparazzi, carabinieri infedeli, trans e politici in mutande, i rotocalchi fungono da centrali di smistamento del fango prodotto. Inevitabile che l’utilizzatore finale, nel suo ruolo di editore di riferimento, non ne venga a conoscenza. Sono gli effetti dei tempi che viviamo.

Qualcuno comincia a dichiararsi nostalgico degli archivi di Andreotti! Almeno lui collezionava informazioni in tempi in cui la politica riguardava le persone nel loro complesso. Noi ci stiamo abituando a vederla solo dalla cintola in giù.

Il mio “papello” a Bersani Lunedì 26 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Partito Democratico, Varie e Personali.
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Un tempo, se si avevano dei desideri, si scriveva una letterina a Babbo Natale o, magari a Gesù bambino. Oggi che i tempi son cambiati, si usa scrivere un “papello”. Questo è dunque il mio papello-letterina al nuovo segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani. Un’elenco di richieste da soddisfare, durante la nostra trattativa, affinchè anche io torni a votare per il suo partito.

Caro Pierluigi,
sono un elettore (pentito?) del Partito Democratico. Ne ho seguito la genesi travagliata sin dall’inizio. Faccio parte del “popolo delle primarie” come ci hanno definito i giornali. Nel 2005, c’era da scegliere il candidato premier, prima ancora che nascesse il tuo partito.
Dovevamo eleggere Prodi e Prodi ha stravinto. Quel che è successo dopo, tutti lo sanno, in molti se ne rammaricano ma noi, popolo delle primarie, abbiamo potuto far poco. Si è fatto il Piddì, ci avete chiamato ai gazebo, dovevamo scegliere il primo segretario del partito.
Dovevamo eleggere Veltroni e Veltroni ha stravinto.Prodi e il suo governo sono finiti, Walter ha perso le elezioni (anche quelle in Sardegna) e si è dimesso. Adesso, dopo la breve reggenza di Franceschini, il partito ci ha richiamati a votare.
Dovevamo eleggere Bersani e Bersani ha(i) stravinto.
Questa volta, però, non ci sono cascato e ho votato Marino. Accetto il verdetto dei gazebo, in bocca al lupo, ora è il momento di lavorare per fare il PD e per fare opposizione. Se ti rimane tempo, lavora pure affinchè torni a votare convintamente per voi. A tal fine, le mie richieste sono le seguenti:

 

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della Laicità. Che sappia formulare proposte che non puzzino di medioevo nè di caccia alle streghe. Un partito che dialoghi con i cattolici (importante il loro contributo su macrotemi quali uguaglianza e solidarietà) ma che mantenga la rotta verso le libertà personali e di coscienza. Un traghettamento fuori dall’orbita della religione di Stato. Una emancipazione! Mi aspetto proposte serie su ricerca scientifica, trattamento di fine vita, riconoscimento di coppie di fatto, fecondazione assistita. Lo so… sono tutte proposte che schiereranno la Binetti con l’altra parte. Ma non è forse un bene? Sarà un suo problema di coscienza votare con le proposte del Nano che puzza di escort.

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa dell’Ambiente. Obama se ne è accorto, molti imprenditori, in Italia, investono sulle energie pulite ma la legislazione è alquanto scarna. Nello stesso ambito ricade la scelta di una politica energetica coerente e disegnata sul lungo termine. Quindi no al nucleare. L’apertura, nell’Est europeo, di due nuovi e grandissimi gasdotti, la costruzione in Italia di rigassificatori, tutto ciò, porta a esser coerenti con le scelte che si intraprenderanno. Deve anche considerarsi la diminuzione della domanda di metano nello scorso anno che ha portato il nostro Paese a importare più gas di quanto non se ne sia consumato. Se ciò sia dovuto a una contrazione della domanda causata dalla crisi o da temperature miti o, invece non si tratti di un surplus vero e proprio, spetta agli analisti definirlo ma l’esistenza di questa bolla energetica che non avrà alcun beneficio sulle famiglie, deve giocoforza condurre a ridisegnare le politiche energetiche.

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa del Lavoro. La crisi attuale ha determinato la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il partito che vorrei non considera questi dati come semplici numeri ma riconosce, dietro ciascuno di esso, ogni singolo lavoratore con la sua storia personale, con la sua famiglia. Lo riconosce perchè ha lottato con lui, sul territorio, per difendere il suo lavoro. Perchè il lavoro non si difende (e le imprese non si aiutano) creando degli ammortizzatori sociali che consentano una umiliante cacciata dal mondo del lavoro. Il partito che vorrei, elabora proposte serie contro la gabbia del precariato che reclude i giovani, che non dà loro alcuna prospettiva di futuro.

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte del suo Rinnovamento. Chi meglio di te, che sei l’espressione di una classe dirigente sempre uguale, immutevole nel tempo, sempre presente nella salute e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte, nella vittoria e nella sconfitta. Mai capace di un gesto di responsabilità. Mai capace di dire “Ok. Ho fatto il mio tempo, ho sbagliato, adesso è il turno degli altri!”. Il partito che vorrei non candida Bassolino, Iervolino, Loiero e tutti quelli che hanno costituito dei potentati. Dei feudi dai quali ricattano lo scisma, spesso arroccati sui cumuli di spazzatura (da intendersi non solo come “monnezza”) che hanno generato e sui quali hanno lucrato consensi e liquidità. Il partito che vorrei, liquida, in Sicilia, coloro che nel 2001 (otto anni fa), consentirono il 61 a 0 a Silvio. Una ferita che ancora brucia nell’orgoglio della Sicilia per bene ma che, a quanto pare, è una nota di merito agli occhi di qualcuno che alle primarie se li candida come capolista alle primarie.

- Voglio un Partito Democratico impegnato a fare opposizione. Un partito che dica chiaramente Si o No. Che faccia vedere al mondo che si dissocia dai comportamenti di una maggioranza arrogante. Il partito che vorrei rimane in aula a votare contro i provvedimenti scellerati del Governo e non sale sull’Aventino. Quelle sono scelte del ventennio e all’epoca c’era da protestare contro il rapimento di Matteotti. Oggi fareste solo la figura delle oche starnazzanti sul Campidoglio. Il partito che vorrei è in aula a votare contro lo scudo fiscale perchè non vuole far trapelare sospetti di un conflitto di interessi. Conflitto di interessi… già! Il partito che vorrei lo risolverebbe in un batter d’occhio e non rimarrebbe lì a inciuciare in un do ut des lungo 15 lunghissimi, sfibranti, anni.

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa della Costituzione. Che non ceda al miraggio delle riforme spericolate. Il partito che vorrei si riconosce e rispetta i principi della Repubblica, li fa propri e accetta, quasi come un mandato divino, il compito di attuarli. Il partito che vorrei rispetta, e impone rispetto, per le Istituzioni dello Stato perchè il loro vero valore, risiede nella loro strumentalità al bene dello stato. Nel loro essere al servizio del popolo e soggette a quella legge suprema che è la Costituzione. Ed è partendo da questa premessa che può partire il riscatto di terre troppo spesso lasciate a sè stesse. Abbandonate alle criminalità organizzate che, infangando il prestigio delle istituzioni, vi si sostituiscono.

- Voglio un Partito Democratico impegnato sul fronte della difesa della Scuola, dell’Università, che abbia il coraggio di investire nella Formazione e nella Ricerca Scientifica, che sappia far diventare, il nostro, un Paese moderno, anche con Infrastrutture moderne ma sicure e non inutili (come sarebbe invece il Ponte sullo Stretto di Messina).

Al termine di questo mio “papello” capisco di esser stato troppo pretenzioso. Forse le mie richieste sono eccessive ma sono il frutto di quindici anni di abiura del centrosinistra. Da qualcosa si dovrà cominciare e spero tu voglia prendere spunto dal mio papello. Solo così mi riporterai a votare Partito Democratico. Non ho aggiunto anche “riduci le tasse” perchè poi Silvio mi avrebbe accusato di aver plagiato il suo contratto con gli italiani.
Spero questa mia lettera ti trovi bene, che tu abbia festeggiato questo risultato importante ma adesso, come ti scrivevo sopra, è tempo di lavorare.

Cordiali saluti,

Marco Lauricella

P.S.: Qualora il tuo lavoro fosse eccessivo e tu non avessi tempo per leggere il mio papello, fammelo sapere e ti scriverò tutto, in maniera molto sintetica su dei pizzini.

S’è rotto il piffero Venerdì 9 Ottobre 2009

Posted by triskeles in Bellachioma, Embrioni di regime, Resistenza.
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Il giocattolo si è rotto. Il pifferaio magico non ha funzionato o i topi, questa volta, si son fatti furbi. Dal pomeriggio di mercoledi, infatti, in molti attendono il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge conosciuta come “lodo Alfano”.
Il dispositivo della sentenza però è ormai noto a tutti. In molti l’hanno criticata. Primo tra tutti il nostro utilizzatore finale che non ha perso tempo a sfogarsi davanti alle telecamere, ricorrendo a un ritornello divenuto un classico del pensiero berlusconiano quando lo stesso Bellachioma si ritrova con le spalle al muro: toghe rosse, giornalisti rossi, Presidente della Repubblica comunista e via dicendo. Dimentica il Cavaliere che quello pendente davanti alla Corte Costituzionale non era un processo contro la sua persona ma un giudizio su una legge. E’ collaterale il fatto che si sia sentito chiamato personalmente in causa l’autore di un impero costruito sull’illegalità e sullo shopping di chi viene chiamato a giudicarlo. Aveva messo tanto impegno per farsi fare questo dono da un Parlamento asservito alle sue disposizioni e i frutti di questo “impegno” sono stati annichiliti nei termini che ormai conosciamo. Lui, titolare del potere esecutivo, ha utilizzato il potere legislativo del Parlamento per ostacolare il potere giudiziario dei magistrati che tentano di far chiarezza sul suo passato alquanto torbido. Una vera e propria sovversione al principio della separazione dei poteri, teorizzata da Montesquieu, del quale avevo già parlato su queste pagine. In nessuna altra democrazia moderna avremmo mai assistito a una simile regressione verso scenari di dominio prepolitici o, addirittura, predemocratici.

Come è noto, il “lodo Alfano”, sospendeva i giudizi penali per le quattro alte cariche dello Stato durante il loro mandato. Va da se che l’unico a usufruirne finora è stato lo stesso Silvio. Anche in questo caso un Utilizzatore finale. La sospensione comportava un “riguardo particolare” per quattro cittadini della nostra Repubblica. La Corte Costituzionale, ha semplicemente argomentato che, un tale trattamento di favore, contrasta con uno dei principi fondamentali incisi nella nostra Costituzione che, nell’articolo 3 sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Continua la Corte a sostenere come una tale deroga debba esser attuata solo modificando la Costituzione, ricorrendo dunque, a una legge costituzionale il cui iter d’approvazione è molto più lungo e complicato.

Cosa possiamo dunque evincere da questi rilievi?
Emerge, come un cazzotto in un occhio, l’ignoranza costituzionale e costituzionale di una delle “alte cariche dello Stato” che chiama anche una trasmissione del servizio pubblico televisivo per autocelebrarsi e insieme autoassolversi. Emerge la sua volontà di rivoluzionare l’assetto di potere disegnato dai nostri Padri costituenti. Non più una Repubblica democratica fondata sul lavoro ma uno stato cucito e ridisegnato sulle sue modeste ma pericolose misure. Emergono i suoi proclami e le sue velleità di divenire un intoccabile solo perchè investito dal voto popolare, immemore del fatto che, allo stato attuale delle cose, il suo Governo continua a dipendere dal Parlamento. Emerge la fatica di un paese ad uscire dall’apnea nel quale è stato sprofondato dal Pifferaio magico. L’incantatore di serpenti che, acquistando pubblicità, ha arruolato come elettori un gregge di erbivori televisivi,ha dovuto solo trasformare l’Italia e farne il suo orto personale.

Emerge, e lo dico con molto sollievo, che nonostante tutto, viviamo ancora in uno stato di Diritto. Nell’Italia del 2009 non tutto si può acquistare o ricattare. Emerge l’uguaglianza di tutti i cittadini. Emerge un assetto di poteri che, sebbene messo a dura prova, regge alle spallate sferzate dal populista che non sa nulla dell’ars gubernandi. Emerge la lungimiranza di chi scrisse per noi la Costituzione e il desiderio di rivedere nei palazzi della politica, personalità eminenti come quelle. Il nostro è stato un paese che ha generato grandi giuristi. Non vogliamo lasciare che questa tradizione prosegua sotto il nome di Angelino Alfano.